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Cosa sappiamo sull'inaspettato ammasso stellare apparso in cielo Fonte foto: 123RF
SCIENZA

Cosa sappiamo sull'inaspettato ammasso stellare apparso in cielo

Le Pleiadi sono l'ammasso stellare più famoso del cielo boreale. Però in estate fanno la loro comparsa dall'altra parte del mondo, in Nuova Zelanda

Ogni tanto il cielo riserva delle sorprese anche a chi non è abituato ad alzare la testa e prendersi il tempo per osservare le stelle o la volta notturna. Ci sono fenomeni che per noi sono inaspettati o inusuali, ma per cui gli scienziati hanno una risposta pronta.

Una luce inaspettata

Le Pleiadi sono l’ammasso di stelle più famoso del cielo notturno: sono estremamente luminose, e quindi visibili a occhio nudo. Sono conosciute anche come Sette Sorelle o come M45 (nome meno poetico ma più scientifico). Sono stelle azzurre, quindi molto calde, e si trovano nella costellazione del Toro, cioè nella porzione di cielo visibile nell’emisfero boreale – quindi quello a nord della linea dell’equatore, in cui ci troviamo noi, più conosciuta per il fenomeno delle aurore boreali – tra la costellazione dell’Ariete e quella di Perseo.

Per osservarle, di solito si scelgono i mesi di gennaio e febbraio – sicuramente non la metà dell’estate. Ma in questo periodo questo ammasso stellare fa la sua comparsa dall’altra parte del mondo, nell’emisfero australe, e in particolare in Nuova Zelanda. Diventano visibili la mattina presto in quello che per loro è l’inverno, tra metà maggio e metà luglio.

Stelle piene di storie

In Nuova Zelanda, l’ammasso stellare delle Pleiadi si chiama Matariki. Così come sono ricche di storia e leggenda nel nostro mondo, lo sono per la mitologia Maori.

Il nome Matariki significa occhi del dio o una versione più leggera che può essere tradotta come occhi del capo. Sebbene le diverse iwi (cioè le tribù che compongono la popolazione Maori) abbiano spiegazioni diverse, una leggenda popolare narra che quando la madre terra Papatūānuku e il padre cielo Ranginui furono separati con la forza, il dio del vento Tāwhirimātea si arrabbiò a tal punto da strappare loro gli occhi e gettarli in cielo, creando il grappolo di stelle. Quando le Pleiadi tornano visibili, nell’inverno australe, per la cultura Maori inizia il mese in cui si onora la memoria delle persone venute a mancare negli ultimi 12 mesi, e in cui si celebra il presente e si guarda al futuro.

Anche per la nostra cultura le Pleiadi sono figure legate alla mitologia, e in particolare a quella greca: erano le sette figlie di Atlante, il titano che per primo studiò l’astronomia, e della ninfa oceanica Pleione. Le sette sorelle ebbero la sfortuna di incontrare il cacciatore Orione, che per cinque anni le inseguì senza sosta. Per sfuggirgli si trasformarono in stelle.

Nella realtà astronomica le Pleiadi sono stelle circondate e avvolte da un sistema di nebulose a riflessione visibile a occhio nudo. Sono un ammasso relativamente giovane, che si è formato solo 100 milioni di anni fa. A occhio nudo se ne possono distinguere addirittura 14: le sette più visibili sono quelle bianche e azzurre. In totale sono più di mille, di cui un 25% di nane brune e il resto di nane bianche.

Un ammasso stellare interessante e affascinante, quindi. Un tipo di fascino diverso rispetto a quello che esercita quest’altro ammasso stellare, in cui sta ben nascosto un buco nero.

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