Abbiamo il primo caso di funghi "extraterrestri", un'azienda australiana tenterà di coltivare in orbita
Saranno coltivati funghi nello Spazio: è un esperimento che ha lo scopo di comprendere l'utilizzo dei funghi nella futura alimentazione degli astronauti durante le missioni

La corsa allo Spazio continua a riservare sorprese e a spingersi oltre i confini dell’immaginazione. Questa volta, non si tratta di nuove sonde o missioni su Marte, ma di un esperimento che potrebbe rivoluzionare il modo in cui pensiamo all’agricoltura in orbita (o Space Farming). Un’azienda australiana si prepara a coltivare i primi funghi nello Spazio, portando avanti una sfida senza precedenti nel campo della biotecnologia spaziale.
Coltivare i primi funghi in orbita: l’esperimento
A bordo della missione SpaceX Fram2, in partenza nei primi giorni di aprile dal Kennedy Space Center in Florida, si svolgerà un esperimento innovativo di coltivazione in microgravità. L’obiettivo? Far crescere funghi ostrica – Pleurotus ostreatus -, specie in Italia nota come orecchione o sfiandrina, in condizioni estreme, simulando un ambiente simile a quello di future colonie lunari o marziane.
L’azienda australiana FOODiQ Global è alla guida di questo progetto e punta a dimostrare che i funghi nello spazio potrebbero essere una risorsa alimentare fondamentale per gli astronauti. La sperimentazione avverrà durante l’ultimo giorno della missione e sarà seguita dall’avventuriero australiano Eric Philips, il quale documenterà ogni fase della crescita, dalla germinazione fino alla raccolta.
Perché i funghi nello spazio?
La scelta d’impiegare i funghi ostrica in microgravità non è casuale. Questi organismi si distinguono per la loro capacità di crescere rapidamente senza richiedere grandi quantità d’acqua o fertilizzanti speciali. Inoltre, rappresentano un alimento estremamente nutriente, contenendo potassio, selenio, rame e, soprattutto, vitamina D, essenziale per contrastare gli effetti negativi della mancanza di sole nello spazio.
Secondo la CEO di FOODiQ Global, Flávia Fayet-Moore, la coltivazione di funghi è perfettamente in linea con l’attuale strategia della NASA che sta concentrando i suoi sforzi su colture di tipo “grow, pick and eat” (coltiva, raccogli e mangia). Questa tipologia di piante non richiede processi di trasformazione complessi, il che la rende ideale per l’alimentazione durante le missioni spaziali di lunga durata.
L’importanza della coltivazione in microgravità
Le sfide legate alla nutrizione nello Spazio sono tra le principali questioni che la NASA e le altre agenzie spaziali stanno cercando di risolvere. Con missioni sempre più lunghe all’orizzonte, come quelle dirette su Marte, garantire un approvvigionamento alimentare sostenibile è fondamentale.
Con la ricerca alimentare la NASA ha già esplorato diverse possibilità, tra cui la coltivazione di lattuga e pomodori sulla Stazione Spaziale Internazionale. Tuttavia, i funghi offrono un ulteriore vantaggio: sono in grado di decomporre materiale organico e potrebbero essere utilizzati per creare sistemi di riciclo dei nutrienti nelle basi spaziali del futuro.
Esperimenti spaziali: il precedente degli astrofisici australiani
Non è la prima volta che i funghi vengono inviati nello Spazio per scopi scientifici. Lo scorso anno, un team di astrofisici della Swinburne University ha condotto un esperimento indirizzando sulla Stazione Spaziale Internazionale colture di Hericium erinaceus, Cordyceps sinensis e Polyporacea a mensola. Tuttavia, questi test erano limitati alla crescita del micelio, la rete di filamenti che costituisce la struttura principale dei funghi, senza la possibilità di far sviluppare i corpi fruttiferi. Questa volta, l’esperimento della Fram2 potrebbe portare risultati concreti e aprire nuove prospettive per la coltivazione di funghi nello Spazio.
Cosa accadrà al rientro sulla Terra?
Dopo il ritorno della capsula spaziale, gli scienziati analizzeranno i funghi cresciuti in orbita e confronteranno i risultati con quelli di campioni coltivati in Florida. L’obiettivo è capire come la microgravità abbia influenzato la crescita, il valore nutrizionale e la resistenza a eventuali contaminazioni.
Se l’esperimento avrà successo, potremmo essere di fronte a una svolta epocale nella gestione dell’alimentazione per le missioni spaziali. I funghi sarebbero una fonte proteica fondamentale per gli astronauti, riducendo la dipendenza dai costosi rifornimenti provenienti dalla Terra e contribuendo allo sviluppo di ecosistemi autonomi nello Spazio.
Verso una nuova era dell’agricoltura spaziale
L’idea dei funghi nello Spazio potrebbe sembrare futuristica, ma i progressi nella coltivazione in microgravità dimostrano che la biotecnologia spaziale è in continua evoluzione. Con la crescita dell’interesse per le missioni lunari e marziane, questi esperimenti spaziali rappresentano un passo decisivo verso la creazione di habitat sostenibili oltre l’orbita terrestre.
Se tra qualche decennio gli astronauti su Marte si nutriranno di funghi coltivati direttamente nelle loro basi, potremmo ricordare la missione Fram2 di SpaceX come il momento in cui tutto ebbe inizio.