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Oceani sempre più caldi, è allarme: cosa può succedere (e quando) Fonte foto: IPA
SCIENZA

Oceani sempre più caldi, è allarme: cosa può succedere (e quando)

Hanno assorbito il 70% di calore in più, e la colpa è tutta dell'uomo: è allarme per le temperature degli oceani

Lo sappiamo: quella climatica è la vera crisi che saremo costretti ad affrontare nel presente e nel futuro. Ne stiamo già vedendo gli effetti, tra animali che si ammalano e ghiacciai colossali che rischiano di sciogliersi.

Ad alcune cose ci siamo, tristemente, abituati: l’assenza di neve dalle nostre montagne, la cappa viola di inquinamento che circonda le nostre città, o le notizie sulle temperature degli oceani che aumentano.

Ma quest’ultimo dato in particolare dovrebbe allarmarci. Ecco perché.

Il riscaldamento degli oceani

Un team di 23 scienziati da 14 Paesi diversi ha recentemente pubblicato uno studio sulle temperature dei nostri oceani. I dati sono molto allarmanti: le acque non sono mai state così calde, e continuano a riscaldarsi.

Ed è un trend difficile da rallentare, men che meno da fermare: non è servita nemmeno La Niña, una fase climatica ciclica che avviene ogni paio d’anni nell’Oceano Pacifico, e in cui forti venti spingono le acque calde via lontano dal Sud America, verso l’Indonesia. In questo modo emergono acque più fredde dalle profondità oceaniche. Ecco, nemmeno questo ha aiutato a rallentare il riscaldamento degli oceani.

E per il sesto anno consecutivo gli oceani hanno raggiunto temperature da record. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica Advances in Atmospheric Sciences, i dati vengono dall’Accademia scientifica cinese e dal Centro Nazionale per l’informazione sull’ambiente statunitense.

Cosa sta succedendo agli oceani

Se abbiamo detto che per il sesto anno consecutivo vediamo un record nelle temperature degli oceani, il 2021 ha visto un incremento significativo sul 2020.

La superficie più esterna degli oceani ha assorbito il 70% di calore in più rispetto al 2020. Si parla di 14 sestilioni di joule. Per essere chiari, qesto vuol dire che i primi duemila metri hanno assorbito l’1% dell’energia rilasciata dall’impatto di Chicxulub, che ha portato all’estinzione dei dinosauri. O 30 bombe nucleari di Hiroshima rilasciate ogni secondo per un anno.

Che la responsabilità sia del cambiamento climatico indotto dall’uomo è evidente, e ci tiene a sottolinearlo il dottor Kevin Trenberth, lo scienziato a capo del team che ha pubblicato questo studio: “La quantità di calore dell’oceano sta aumentando inesorabilmente, a livello globale, e questo è un indicatore primario del cambiamento climatico indotto dall’uomo".

Addirittura, il team sottolinea che è possibile osservare variazioni significative della temperatura degli oceani già dagli anni Cinquanta, e bastano quattro anni di osservazioni per verificare che gli effetti prodotti dall’uomo hanno sorpassato le normali variazioni presenti in natura. È come se la presenza dell’uomo fosse la cometa che ha ucciso i dinosauri: il risultato potrebbe essere lo stesso.

E il riscaldamento degli oceani non è l’unico problema: “Oltre ad assorbire il calore, attualmente l’oceano assorbe dal 20 al 30% delle emissioni umane di anidride carbonica" spiega Lijing Cheng, uno degli scienziati che ha lavorato al progetto. “Questo porta all’acidificazione degli oceani; tuttavia, il riscaldamento degli oceani riduce l’efficienza dell’assorbimento del carbonio oceanico e lascia più anidride carbonica nell’aria".

Oceani più caldi significano più ondate di calore in acqua, che sono catastrofiche per la vita marina. Significa anche innalzamento del livello del mare, che a sua volta porta più acqua nei sistemi meteorologici: evapora più acqua, che forma più nuvole, che portano precipitazioni maggiori. E arriviamo a tempeste e uragani più potenti, che portano a maggiori precipitazioni e inondazioni.

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