Libero
SCIENZA

Dal passato arriva un inquietante indizio sulle sorti della Groenlandia (e della Terra)

Il ghiaccio della Groenlandia è molto più vulnerabile ai cambiamenti climatici di quel che credevamo: dal passato arriva un indizio che suona come un presagio sul nostro destino.

Abbiamo sempre creduto che la Groenlandia fosse diventata un’inespugnabile fortezza di ghiaccio ormai 2,5 milioni di anni fa, e che fino ad oggi sia rimasta sempre così. In realtà, gli scienziati hanno appena scoperto che in un passato non troppo lontano (dal punto di vista geologico, naturalmente) questa immensa regione ghiacciata si è sciolta completamente. Che cos’è successo? E, soprattutto, cosa può significare per il futuro della Groenlandia e del nostro pianeta?

Nuova scoperta sulla Groenlandia

Facciamo un piccolo passo indietro. Nel 1959, gli Stati Uniti costruirono una base militare tra i ghiacci della Groenlandia, ufficialmente per scopi scientifici – in realtà pare volessero nascondere delle testate nucleari in tunnel di neve, avvicinandosi così all’ex Unione Sovietica. Camp Century (questo il nome della base) non riuscì però mai a raggiungere il suo obiettivo e gli uomini che avevano messo in piedi l’edificio lo abbandonarono rapidamente. I ricercatori, prima di andarsene, decisero tuttavia di trivellare il ghiaccio per quasi 1.400 metri, sino a raggiungere il suolo. Così, portarono con sé una carota ghiacciata contenente preziosissimi reperti che avrebbero potuto raccontare la storia di questa regione disabitata.

Per lungo tempo, il carotaggio venne ignorato. Finì dapprima presso l’Università di Buffalo, poi in Danimarca: proprio qui, nel 2018, alcuni scienziati lo hanno ritrovato, probabilmente ormai da anni dimenticato. E oggi hanno fatto una scoperta sensazionale, che potrebbe rivelarci qualcosa di infausto sul destino della Groenlandia. A spiegarlo è Paul Bierman, geoscienziato dell’Università del Vermont e autore dello studio pubblicato su Science, che riporta i dettagli di questa analisi sulla carota: “In quel sedimento congelato ci sono fossili di foglie e piccoli pezzi di insetti, ramoscelli e muschi che ci dicono che in passato, dove oggi c’è quasi un miglio di ghiaccio, c’era una tundra”.

Se vuoi restare aggiornato sulle ultime news di Libero Tecnologia e sulle migliori offerte del giorno, iscriviti gratis al nostro canale Telegram: clicca qui.

Un presagio infausto per la Terra

Insomma, altro che fortezza inespugnabile: il ghiaccio della Groenlandia è molto più fragile di quel che credevamo, e già in passato si è sciolto completamente. Grazie ad alcune tecnologie all’avanguardia, è stato possibile datare i campioni di foglie e ramoscelli per capire quando questo fenomeno si è verificato. Gli scienziati hanno così scoperto che lo scioglimento dei ghiacciai di questa regione artica è avvenuto solamente 416mila anni fa, un tempo vicinissimo per quanto riguarda la geologia. E i sedimenti sono rimasti esposti per circa 14mila anni, ciò significa che questo è il periodo che la Groenlandia ha impiegato per riformare il suo ghiaccio.

A causare lo scioglimento è stato il riscaldamento naturale che il nostro pianeta ha vissuto durante il periodo interglaciale, quando le temperature si sono alzate di circa 1°-1,5°C rispetto a quelle registrate nell’era preindustriale. Le conseguenze sono state disastrose, soprattutto se rapportate all’odierna geografia: il livello del mare si sarebbe innalzato tra i 5 e i 20 piedi (ovvero tra 1,5 e 6 metri circa), sommergendo praticamente tutte le regioni costiere del mondo. Proprio dove oggi ci sono tantissimi centri abitati.

E sebbene il periodo di riscaldamento che ha innescato lo scioglimento sia durato decine di migliaia di anni, oggi abbiamo già raggiunto temperature critiche in pochissimo tempo. La nuova scoperta è dunque un avvertimento, quasi un presagio di ciò che potrebbe attenderci se non invertiamo in fretta la rotta. I cambiamenti climatici stanno facendo sciogliere i ghiacciai, e il livello del mare  si è già innalzato pericolosamente, mettendo a rischio tantissime città. Continuando così, potremmo raggiungere il punto di non ritorno, molto prima di quello che pensavamo.