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SCIENZA

Questa piccola creatura marina ha rivelato qualcosa di davvero inaspettato

Gli scienziati hanno studiato il comportamento di alcune bizzarre creature marine per scoprire qualcosa in più sull'evoluzione umana: ecco cosa è emerso.

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Sull’evoluzione umana e sulle strategie di adattamento dei nostri antenati, nel passare alla vita sulla terraferma, ci sono ancora molti misteri. Uno di questi riguarda l’ammiccamento, ovvero l’azione dello sbattere le palpebre: si tratta di un gesto fondamentale per la salute dell’occhio. Come e perché l’uomo ha iniziato ad ammiccare? Un nuovo studio sui saltafango, bizzarre creature marine, potrebbe finalmente rispondere a questi interrogativi.

Che cos’è l’ammiccamento e a che cosa serve

Oggi sappiamo che quasi tutti i tetrapodi, il gruppo di vertebrati che include anche l’uomo, sbattono le palpebre: è un gesto di grande importanza per la vista. Questo comportamento si è evoluto negli animali terrestri probabilmente nel momento in cui questi ultimi, circa 375 milioni di anni fa, hanno lasciato gli oceani per approdare sulla terraferma. Secondo gli esperti, l’ammiccamento ha numerose funzioni: serve a mantenere gli occhi umidi e puliti, a proteggerli dalle lesioni e persino a comunicare.

Capire come l’ammiccamento si sia evoluto non è un compito semplice: “È stato un compito impegnativo perché i cambiamenti anatomici che consentono di ammiccare sono principalmente nei tessuti molli, che non si conservano bene nei reperti fossili” – ha spiegato Thomas Stewart, assistente professore di Biologia alla Pennsylvania State University nonché uno degli autori dello studio, pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences. Per questo motivo gli scienziati hanno deciso di studiare da vicino il saltafango, un pesce che ha sviluppato la capacità di battere le palpebre pur non avendo nulla in comune con i nostri antenati.

Lo studio sui saltafango, che rivela qualcosa di sorprendente

Il saltafango è una creatura davvero particolare: sebbene viva in mare, lo si può trovare spesso sulla terraferma, avendo sviluppato l’abilità di respirare fuori dall’acqua. Questo pesce anfibio ha degli occhi bulbosi e possiedono delle membrane che, fungendo da palpebra, si abbassano rapidamente per permettere la loro pulizia. Il suo è un caso di evoluzione convergente: è infatti un animale ammiccante che ha appreso questo comportamento in maniera indipendente rispetto a quanto accaduto per l’uomo. Ed è per questo un ottimo esempio da studiare per capire cosa sia successo quando i nostri antenati hanno abbandonato gli oceani.

Per studiare l’ammiccamento dei saltafango, i ricercatori hanno riempito una loro vasca con telecamere in grado di individuare il battito delle palpebre in questi pesci. Quindi hanno preso nota dei luoghi in cui tali movimenti avvenivano più frequentemente: hanno così scoperto che in acqua non succedeva quasi mai, mentre quando erano in contatto con l’aria i saltafango sbattevano spesso le palpebre. Aumentando il flusso d’aria e di conseguenza il tasso di evaporazione nella vasca, si è notato che l’ammiccamento è diventato ancora più frequente.

A questo punto, gli scienziati hanno confrontato l’anatomia dei saltafango con quella di parenti stretti che non ammiccano. È emerso che, per adattarsi a questo gesto così importante per la salute dei loro bulbi oculari, i pesci anfibi hanno sviluppato in maniera diversa dei muscoli già presenti. “Il passaggio alla vita sulla terraferma ha richiesto molti cambiamenti anatomici. Sulla base del fatto che il battito delle palpebre del saltafango svolge molte delle stesse funzioni del battito delle palpebre nel nostro lignaggio, pensiamo che fosse probabilmente parte della serie di tratti che si sono evoluti quando i tetrapodi si stavano adattando a vivere sulla terraferma” – ha affermato Stewart.

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