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SCIENZA

La sostanza che, mentre non ce ne accorgiamo, inquina l’acqua

Le creme solari sono fondamentali per proteggere la pelle nella bella stagione, ma purtroppo non tutte sono alleate dell'ambiente

Sono una presenza fissa di qualsiasi spiaggia in giro per il mondo, ma purtroppo non sembrano essere grandi alleate dell’ambiente. Le creme solari sono finite nell’occhio del ciclone in seguito alla pubblicazione di uno studio scientifico a cura dell’American Chemical Society. L’obiettivo è stato quello di capire gli effetti di questi prodotti sul mare.

Ogni volta che si prende il sole non si può fare a meno di creme del genere. Non solo la pelle viene protetta da arrossamenti, eczemi e invecchiamento, ma si prevengono i melanomi così pericolosi per la nostra salute. Peccato che non tutte le varietà siano rispettose della natura, per una serie di motivi che sono presto detti.

I danni che possono causare le creme solari

La ricerca in questione ha messo in luce un dato che non può certo essere sottovalutato. Ogni anno finiscono in mare ben 14mila tonnellate di filtri solari che rovinano in maniera pesante l’ecosistema marino. Le conseguenze sono facilmente immaginabili: bisogna fare i conti con lo sbiancamento dei coralli, un fenomeno che ha portato a lanciare più di un allarme negli ultimi anni, senza dimenticare il peggioramento della fertilità di determinate specie. In poche parole, le prospettive non sono affatto rosee. Come è riuscita la società americana ad arrivare a simili conclusioni?

Sono stati condotti diversi test e i risultati non hanno lasciato spazio ad alcun dubbio. In particolare, tutte le creme solari prese a campione contenevano filtri UV dannosi per l’ambiente. In alcuni casi è stata accertata la presenza di sostanze come il PEG (noto anche come polietilenglicole), non proprio benefico, e l’EDTA, vale a dire l’acido etilendiamminotetraacetico. Ecco perché il consiglio degli esperti è quello di leggere con attenzione gli ingredienti delle creme, in modo da evitare delle formulazioni che possano risultare nocive. Non è neanche la prima volta che la scienza si occupa di questi prodotti e dei loro effetti ambientali.

Altre accuse contro le creme solari

Pochi anni fa c’è stato un approfondimento non meno interessante, quello del Dipartimento spagnolo di Chimica Ambientale dell’Istituto per la Diagnosi Ambientale e gli Studi sull’Acqua. Secondo quanto accertato dai ricercatori iberici, i filtri e i conservanti delle protezioni solari finiscono per rilasciare dei residui in mare, senza dimenticare i sedimenti lungo le coste. I risultati hanno riguardato soprattutto la parte orientale della Tunisia, con livelli di inquinamento e deformazioni di organismi che popolano le acque che non possono certo essere messi in secondo piano. Vale la pena ricordare come siano sostanzialmente due i filtri che caratterizzano queste creme.

Il primo è il filtro solare chimico: è in grado di assorbire i raggi UV, in modo che possano diventare del normalissimo e tranquillissimo calore. La sua efficacia riguarda i raggi UVA e quelli UVB, inoltre può essere di varie tipologie, tra le più comuni l’avobenzone e l’octinoxate. Il secondo invece è noto come filtro solare fisico: il riflesso dei raggi UV avviene in questo caso come se fosse un vero e proprio specchio, così da impedire che possano penetrare nella pelle. I due esempi principali sono quelli dell’ossido di zinco e del biossido di titanio.

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