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Su Telegram è arrivata la pubblicità

Anche l’app di messaggistica lanciata dall’imprenditore russo punta sulla remunerazione. Ma, assicurano dal quartier generale, l’impatto sugli utenti sarà minimo.

Ci sono novità tanto attese dagli utenti e altre che, invece, vengono accolte meno calorosamente. L’ultima a giungere in ordine di tempo su Telegram è, probabilmente, una di quelle appartenenti al secondo gruppo. L’azienda, però, rassicura: in fatto di esperienza utente i cambiamenti saranno minimi: ecco di cosa si tratta.

L’arrivo della pubblicità su Telegram non giunge in maniera del tutto inattesa. Infatti, già in passato il fondatore del servizio di messaggistica, Pavel Durov, aveva introdotto la possibilità di integrare i messaggi promozionali sulla piattaforma, al pari di quanto accade nella quasi totalità delle applicazioni gratuite presenti sui dispositivi mobili. Finora, però, l’ipotesi era stata scartata in toto, probabilmente per evitare reazioni negative da parte degli utilizzatori. Dopo l’ondata di nuovi iscritti, in particolare in seguito al blackout di Facebook che ha spinto molti degli utilizzatori del social network a spostarsi verso mete alternative per proseguire le proprie conversazioni, la società deve aver avuto la conferma definitiva del successo dell’operazione.

Telegram, come funzionerà la pubblicità

Per tamponare la possibilità di eventuali polemiche sulla questione, Telegram ha deciso di dare alcune informazioni su come funzionerà la diffusione della pubblicità sulla piattaforma di messaggistica. Per prima cosa, è stato specificato che i messaggi saranno pubblicati esclusivamente sui canali pubblici con almeno 1000 follower all’attivo, escludendo quindi tutti quelli di dimensioni più ridotte.

Altro dettaglio è quello relativo al formato comunicativo. Verranno utilizzati solo messaggi testuali della lunghezza massima di 160 caratteri. Restano dunque fuori, almeno per il momento, immagini, video o gif animate che potrebbero risultare maggiormente invasive agli occhi dei partecipanti alla chat.

Ultimo elemento è quello del messaggio: si parla di reindirizzamenti verso altri canali Telegram e non link che indirizzano la navigazione all’esterno della piattaforma. Si tratterà di messaggi aderenti al contesto del canale, in linea con quanto scelto dagli inserzionisti in fase di creazione della campagna e non orientati ai singoli partecipanti, opzione che richiederebbe tecniche di tracciamento per individuare gli interessi individuali.

Pubblicità su Telegram, chi ci guadagna?

Quello della remunerazione è decisamente uno degli aspetti che più interessa Durov, ma non solo. Infatti, parte dei guadagni verrà condivisa con gli amministratori dei canali in cui verranno mostrati gli annunci. In ogni caso, gli iscritti al servizio avranno l’ultima parola, con l’opportunità di opporsi alla visualizzazione; sulle modalità, però, Telegram ha deciso di mantenere il totale riserbo.

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