Libero
SCIENZA

Urano come non l'abbiamo mai visto prima: perché le nuove immagini sono così importanti?

Incredibili le foto di Urano fornite dal telescopio spaziale James Webb: nuove informazioni cruciali per la NASA e i suoi scienziati

Un regalo di Natale giunge dallo spazio, con il telescopio James Webb che ci fa dono di un’immagine molto importante di Urano. Uno scatto nella banda infrarossa, con tanto di lune, anelli e tempeste atmosferiche immortalate. L’immagine è tanto affascinante quanto utile, offrendo informazioni molto utili per la comunità scientifica, al fine di procedere nella comprensione di questo pianeta, così come degli esopianeti simili.

Nuove immagini di Urano

Il telescopio spaziale James Webb ha offerto nuove foto di Urano, come detto, ma cosa mostrano nello specifico? Immortalato il pianeta nella banda del vicino infrarosso. Il tutto con una risoluzione tale da proporre non soltanto un’immagine affascinante ma anche ricchissima di particolari.

Un vero e proprio gigante ghiacciato, con il polo ricoperto da una calotta. La posizione dei poli potrebbe risultare insolita, dal momento che siamo abituati a interpretare gli altri pianeti partendo dalle conoscenze che abbiamo della Terra. Urano è però un pianeta “coricato” sul piano orbitale. Ci si traduce in un posizionamento differente dei due poli, che non sono nell’area superiore e inferiore, come accade qui da noi, bensì a destra e sinistra.

Tempeste in atto nella parte più bassa della calotta, come evidenziano le immagini, che offrono anche una vista sugli anelli concentrici che circondano il pianeta. Uno spicca più degli altri, bianco e tremendamente brillante. È l’elemento di distacco tra i 9 anelli interni, dal colore grigiastro, e quelli esterni. L’effetto offerto è ben differente rispetto a Saturno, che vanta anelli molto riflettenti. Si pensa quindi che nel caso di Urano siano composti prevalentemente da rocce di piccole dimensioni e grani di polveri.

Spazio poi a immagini anche delle 27 lune fino a oggi identificate, che orbitano intorno al pianeta. I loro nomi non si rifanno alla mitologia greca, come nel caso di altri pianeti, bensì alle opere di William Shakespeare. Ad oggi, il pianeta è stato visitato da una sola sonda, la Voyager 2. Ne conosciamo l’esistenza fin dal 1781, anno della scoperta dell’astronomo William Herschel. Sappiamo però oggi che non è in grado di ospitare la vita.

Cosa sappiamo oggi

Le immagini del telescopio spaziale Webb hanno consentito di rilevare delle caratteristiche atmosferiche molto interessanti, intorno a questo mondo di ghiaccio. Come detto, sguardo rivolto soprattutto alla calotta polare stagionale.

La definizione è calzante, dal momento che sembra apparire quando il polo entra nella luce solare diretta, nel corso dell’estate, per poi sparire in autunno. Sottolinea la NASA: “Sembra più evidente quando il polo del pianeta inizia a puntare verso il Sole, avvicinandosi al solstizio”.

Ciò accadrà nel 2028 e gli astronomi sono ansiosi di poter osservare eventuali cambiamenti nella struttura delle caratteristiche del pianeta. Oggi Webb ha consentito di ammirare differenti tempeste luminose, scatenatesi nei pressi e sotto il confine meridionale della calotta polare.

L’agenzia spaziale ritiene che possano essere generate da una combinazione di effetti metereologici e stagionali. Webb aiuterà a distinguere gli uni dagli altri, grazie alla definizione delle immagini fornite. Fondamentale per gli astronomi, che intendono comprendere a fondo l’atmosfera del pianeta.

Su questo pianeta, inclinato di circa 98 gradi, vi sono le stagioni più estreme del sistema solare. Ciò perché per un anno uraniano, circa, il sole splende su un polo. L’altra metà è invece immersa in un devastante inverno buio, della durata di 21 anni.

Poter ammirare in questo modo Urano dovrebbe inoltre offrire chance di programmazione per nuove missioni future, comprendendo inoltre gli esopianeti circostanti, di dimensioni simili. Lo studio complementare di Urano può garantire un’analisi anche di questi ultimi, che raggiungono quasi quota duemila. Tutto ciò può garantire nozioni cruciali per capire meglio il funzionamento del nostro sistema, ampliando lo sguardo.