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SCIENZA

I castori si comportano in modo diverso, stanno devastando l’Artico. E non è un buon segno

Il comportamento insolito dei castori in Alaska è un campanello d'allarme sul fronte del riscaldamento globale: ecco spiegato il motivo

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Sta accadendo qualcosa di molto strano e riguarda i castori. Tutto si lega all’aumento generale delle temperature, che ha provocato un afflusso di queste creature in Alaska e nel Canada settentrionale. Una cifra tale da provocare un disastro, in potenza.

Per comprendere l’impatto di questo netto aumento della popolazione di castori, basti pensare che il torrente che attraversa l’Alaska occidentale non aveva mai avuto l’aspetto odierno. Dalle foto degli anni ’80 lo si vede muoversi libero attraverso la tundra. Oggi, stando alle immagini satellitari, si mostra come una serie di macchie nere. Di fatto sembrano essersi creati degli stagni, posti a distanza l’uno dall’altro di decine di metri. La colpa? È dei castori, ma in ultima analisi del cambiamento climatico.

Ambiente trasformato

Questo fenomeno va concretizzandosi in tutto l’Artico, generando un impatto sul paesaggio su scala impressionante. Nello specifico il dito viene puntato contro il castoro nordamericano, che non intende rallentare la propria corsa.

Segue la propria natura, ovviamente, ma lo sta facendo in gran numero. Piccole incursioni, com’è normale che sia, non avrebbero di certo generato un campanello d’allarme tale da attirare l’attenzione dell’uomo. Gli animali però vanno riversandosi sempre più nell’area, spingendosi a nord alla ricerca di nuovi territori.

Non si ha una cifra chiara del numero di creature, ma gli stagni sono un segnale decisamente evidente del loro passaggio. Basti pensare che soltanto nella tundra artica dell’Alaska è raddoppiato il numero degli stagni sui corsi d’acqua. I numeri possono aiutare a comprendere la gravità della situazione: almeno 12mila creazioni dei castori negli ultimi 20 anni.

Ecco le parole di Ken Tape, ecologo dell’Università dell’Alaska, che lancia un allarme vero e proprio: “Sta accadendo su scala enorme e, stando al nostro lavoro di modellazione, il versante nord dell’Alaska sarà colonizzato dai castori entro il 2100”.

Le cause

Sono principalmente due le ragioni di questa trasformazione nelle abitudini dei castori in quest’area del mondo. Si è verificato un crollo delle catture, insieme con l’aumento delle temperature di un territorio che un tempo era troppo desolato e gelido per essere occupato.

Di fatto la tundra artica oggi vanta un discreto numero di arbusti, tale da attirare queste creature che, è bene ricordarlo, possono arrivare a pesare fino a 45 kg, circa. Allo stato attuale, considerando le temperature medie, l’inverno rigido è più breve e c’è maggior acqua libera nel corso dei mesi più freddi. Invece di dover abbattere alberi per le dighe, i castori le realizzano con gli arbusti circostanti. Si creano così degli stagni profondi, in cui realizzare poi dei rifugi.

Disagi enormi per le comunità dell’area, con fiumi e torrenti che rappresentano le uniche strade di passaggio. Le dighe di fatto rappresentano dei blocchi stradali. Strutture che si moltiplicano, con terre allagate e minor acqua a valle. Un circolo vizioso, con il riscaldamento climatico che attira i primi castori, che con i loro stagni favoriscono un ulteriore riscaldamento, il che dà il via libera ad altri compagni.

Ciò perché gli stagni, di acqua relativamente calda, sono nuovi specchi d’acqua che ricoprono il permafrost scoperto. In questo modo il terreno duro si scongela, rilasciando metano, che è uno dei gas serra più potenti. In parole povere, attratte dagli effetti del cambiamento climatico, ora queste creature lo stanno a loro volta alimentando.

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