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Come sta andando la piattaforma anti pezzotto Piracy Shield e cosa rischiano gli utenti

La piattaforma anti pezzotto Piracy Shield è pienamente operativa dal 2 febbraio e sembra funzionare come previsto, con migliaia di utenti già bloccati

Non senza polemiche, e con un bel po’ di ritardo rispetto a quanto inizialmente previsto, è ormai pienamente attiva la piattaforma anti pezzotto Piracy Shield, che è stata donata all’AGCOM dalla Lega Serie A di calcio, che a sua volta l’ha fatta realizzare da SP Tech, una startup innovativa che fa capo allo Studio Legale Previti.

La piattaforma serve per ricevere i “ticket” da parte dei detentori dei diritti d’autore delle trasmissioni piratate e per girarle automaticamente agli ISP, i quali avranno un massimo di 30 minuti per interrompere tali flussi di dati illegali.

Piracy Shield è entrata in funzione venerdì 2 febbraio e i primi contenuti bloccati sono state le partite della ventitreesima giornata del campionato di calcio italiano. L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) ha già fatto un primo bilancio di come sta andando la piattaforma anti pezzotto.

Piracy Shield: i risultati

L’AGCOM conferma che Piracy Shield funziona: da venerdì scorso sono stati “abbattuti” già 65 DNS (cioè domini, quindi nomi di siti web) e 8 indirizzi IP (cioè server che trasmettevano dati) pizzicati a inviare i dati per vedere le partite senza pagare.

Quello che interessa all’AGCOM è che la piattaforma ha funzionato nel modo previsto, cioè col pilota automatico: una volta ricevuta la segnalazione di un flusso di dati illegali (il cosiddetto “ticket“), la segnalazione viene girata senza alcun intervento umano a tutti gli Internet Service Provider che si sono già registrati alla piattaforma.

Gli ISP registrati, a loro volta, gestiscono secondo l’AGCOM non meno dell’80% del traffico Internet italiano (in termini di utenza), quindi l’Autorità afferma che l’80% di coloro che fino al mese scorso poteva guardare illegalmente film e partite da quei DNS e da quegli IP si è visto bloccare il flusso dati quasi in tempo reale.

Che succede agli utenti

E’ importante precisare che Piracy Shield è una piattaforma realizzata dalla Lega Serie A per tutelare gli interessi delle società sportive e non è uno strumento di polizia giudiziaria.

L’interesse delle società sportive non è quello di denunciare gli utenti del pezzotto e mandarli in galera: l’interesse del mondo del calcio è che almeno parte di coloro che oggi usano il pezzotto domani decidano di abbonarsi ad una Pay TV.

Quando un flusso video viene bloccato, quindi, l’utente che lo stava guardando vede all’improvviso un banner d’avvertimento: “L’accesso al presente sito, che diffondeva illecitamente contenuti protetti dal diritto d’autore, è stato disabilitato in esecuzione di un provvedimento dell’Autorità“.

Ciò non vuol dire che l’utente sia stato identificato e rintracciato: questo non è un compito che spetta alla Lega Serie A, né all’AGCOM, perché solo l’autorità giudiziaria può stabilire se l’utente sta commettendo un illecito.

Ciò è possibile farlo quando si entra fisicamente in una stanza con dentro i server che trasmettono il segnale. In questo caso i server vengono sequestrati e, quasi sempre, al loro interno si trova anche l’elenco degli utenti che hanno pagato per il pezzotto.

Con questi dati in mano l’autorità giudiziaria può, eventualmente, iniziare un’azione penale contro gli utenti.

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