Libero
SICUREZZA INFORMATICA

Dropshipping: attenti a questa truffa

Vendere in dropshipping è legale e molti lo fanno, anche su Amazon e eBay, ma a volte qualcuno ne approfitta e mette a segno delle "truffe mascherate"

Il boom del commercio online non ha cambiato soltanto il modo in cui si compra, ma anche quello in cui si vende. Negli ultimi dieci anni, prima negli Stati Uniti e poi nel resto del mondo, si è diffuso un nuovo modo di vendere online chiamato “dropshipping“.

Si tratta di una pratica assolutamente legale, consentita anche dai grandi shop online come Amazon ed eBay, ma che può favorire una “truffa mascherata“, un comportamento estremamente scorretto da parte del venditore che, a volte, non può nemmeno essere punito né perseguito legalmente perché corre sul filo della legalità.

Per capire come funziona questa truffa, però, è bene capire che cos’è il dropshipping e come riconoscere i venditori che fanno dropshipping senza comunicarlo ai loro clienti.

Che cos’è il dropshipping

Con il termine dropshipping si intende una forma di commercio in cui il venditore fa semplicemente da intermediario tra il produttore della merce e il suo compratore. Il venditore, quindi, non ha un magazzino, non compra in anticipo un tot di pezzi di quel prodotto per poi rivenderli.

Al contrario, il venditore si limita a mettere in piedi e a curare una sorta di vetrina di prodotti, si occupa della loro promozione, del marketing e di raccogliere gli ordini da parte dei compratori. Una volta ricevuto un ordine, quindi, lo gira al produttore che invia la merce direttamente a casa del cliente.

Il boom di questa forma di commercio è dovuto alle grandi piattaforme di vendita online, che facilitano immensamente il lavoro dei dropshipper, e dall’enorme produzione a basso costo proveniente dalla Cina e da altri Paesi asiatici.

Il margine di guadagno di chi fa dropshipping è molto basso, ma sono bassissimi anche i costi per tenere in piedi l’attività visto che il venditore non deve anticipare nulla e non deve tenere un magazzino, al massimo deve fare un po’ di pubblicità online ai prodotti che vuole vendere.

Questi bassi margini, purtroppo, hanno spinto alcuni venditori ad approfittare del meccanismo alla base del dropshipping (che, lo ricordiamo, è un’attività legale al 100%) per mettere a segno delle truffe.

Dropshipping: quando c’è la truffa

I venditori non sono obbligati a dichiarare se hanno un magazzino o se fanno dropshipping. A volte, però, approfittano di questa libertà per truffare i clienti vendendo prodotti di bassissima qualità a prezzi che lascerebbero pensare che si tratti di merce di fascia superiore.

Spesso questa sensazione viene rafforzata da recensioni online false, o da foto del prodotto non autentiche al 100%. Il cliente, così, paga una cifra abbastanza consistente e si aspetta di ricevere a casa un prodotto di qualità, ma poi rimane deluso.

A questo punto, nella maggior parte dei casi, il cliente esercita il suo diritto di recesso e chiede di fare il reso del prodotto, ritenuto di qualità insufficiente. E qui scatta la truffa.

Il venditore scorretto, infatti, in casi del genere accetta di fare il reso ma non accetta di pagare le spese di spedizione della merce che, tra l’altro, deve viaggiare da casa del cliente (in Italia, nel nostro caso) al magazzino del produttore (in Cina, molto spesso). Questo perché, lo ricordiamo, il venditore è un semplice intermediario e non ha un magazzino.

Capita, così, che il cliente compri un prodotto che vale 10 euro, pagandolo magari 100, e per restituirlo debba spendere anche 70-80 euro di spedizione. Ma non solo: poiché la spedizione per il reso è a carico del cliente e non del venditore, il cliente deve anche recarsi alle Poste o dal corriere per consegnare il prodotto da spedire.

Alla fine, nella maggior parte dei casi, il cliente truffato rinuncia a fare il reso e il venditore ha vinto: ha piazzato un prodotto di pessima qualità ad un prezzo esagerato, straguadagnandoci.

Cosa dicono le piattaforme online

Chi si comporta in questo modo lo fa sapendo che il cliente truffato, quasi sempre, accetterà di aver perso i soldi ma alla fine terrà il prodotto e, al massimo, si lamenterà e farà una cattiva recensione.

Le recensioni, però, in questo caso valgono molto poco perché il venditore ne farà pubblicare altre positive (false) che andranno a “diluire” l’impatto di quelle negative (vere). Se, alla fine, il venditore verrà scoperto e verrà buttato fuori dalla piattaforma di vendita non sarà poi un gran problema: rientrerà con un nuovo nome o una nuova società.

Questi comportamenti scorretti, se il venditore/truffatore è bravo, sono “quasi legali” perché è molto difficile, per chi ha comprato, dimostrare la cattiva fede del venditore che, lo ricordiamo, è autorizzato dalla legge a vendere qualcosa che non possiede facendo dropshipping.

Cosa fare in casi del genere

Le procedure di reso, su grandi piattaforme come Amazon o eBay, sono automatizzate e seguono percorsi standard: il cliente va nel suo profilo, seleziona il prodotto che vuole restituire e la piattaforma gli dice cosa deve fare, in base alle opzioni fornite dal venditore.

Venditore che, in casi del genere, non offre mai il pagamento delle spese di reso e il rimborso completo del prezzo pagato. A questo punto, però, il compratore si trova davanti ad un muro e, dall’interfaccia dell’ecommerce, non può far nulla per ottenere indietro i suoi soldi.

A questo punto, se ci si trova in questo vicolo cieco, è necessario contattare il servizio clienti dell’ecommerce e parlare con un operatore in carne ed ossa, per spiegargli cosa è successo. Quasi sempre l’operatore chiede al cliente di inviare delle foto del prodotto, per dimostrare che si tratti realmente di merce di bassissima qualità, o comunque molto diversa da quanto promesso in fase di vendita.

Se l’operatore riconosce che c’è qualcosa che non va, quindi, “procede dall’alto” per far ottenere al cliente il rimborso completo. La merce, quasi sempre, resterà a casa del cliente perché il venditore si guarderà bene dal pagare un corriere per ritirare un prodotto pessimo.

Come riconoscere chi fa dropshipping

Lo ripetiamo: fare dropshipping è assolutamente legale e moltissimi venditori lo fanno in modo corretto, selezionando e promuovendo prodotti di buona qualità e assolutamente conformi. Ma, in ogni caso, nessuno deve dichiarare di vendere in dropshipping.

E non c’è un modo per essere sicuri al 100% che stiamo comprando da un venditore che usa questa tecnica o da un commerciante “classico” che fa magazzino. Ci sono, però, un paio di dritte da seguire per capire con chi abbiamo a che fare.

La prima è guardare al prodotto: se sullo store online ci sono molti prodotti tutti praticamente uguali, venduti da venditori molto diversi e con nomi diversi, allora è probabile che quel prodotto venga realizzato in Asia da una sola fabbrica e poi venduto in Europa da decine di venditori, che lo chiamano in modo diverso. E questo è dropshipping.

Poi è utile guardare la venditore, entrando nella sua pagina all’interno del sito di ecommerce: se lo stesso soggetto vende prodotti completamente diversi tra di loro, in categorie merceologiche che non hanno nulla a che fare l’una con l’altra (dai calzini agli smartwatch, per capirci), allora è probabile che il venditore stia facendo dropshipping.