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Hubble scopre nuove stelle Fonte foto: ESA/Hubble & NASA
SCIENZA

Due nuovi corpi celesti sono apparsi in cielo

Herbig-Haro HH11 e Herbig-Haro HH12: sono questi i nomi delle stelle immortalate in una immagine mozzafiato dal telescopio Hubble

Sembra passata un’eternità da quando è stato lanciato per la prima volta nello spazio il telescopio Hubble. Era il 1990 e l’obiettivo di NASA ed ESA fu subito quello di approfondire la conoscenza dell’Universo. A distanza di 32 anni, questo dispositivo è "invecchiato" davvero bene, come testimoniato dalle due nuove stelle appena nate che sono state immortalate.

Il merito del nuovo avvistamento si deve alla Wide Field Camera 3 dello stesso Hubble, una fotocamera che è stata in grado di utilizzare 11 diversi filtri distribuiti su varie lunghezze della luce visibile, di quella infrarossa e di quella ultravioletta. Gli scienziati hanno così a disposizione immagini mozzafiato, ma di quali stelle si sta parlando di preciso?

In che punto dell’Universo si trovano le stelle

Gli oggetti celesti individuati da Hubble rispondono al nome di Herbig-Haro HH11 e Herbig-Haro HH12. Si tratta di nebulose poco luminose che si possono notare all’interno oppure ai margini delle regioni stellari. Tendono a formarsi nel momento in cui il gas ionizzato va a scontrarsi con le nubi più dense di altri gas e polveri. Le onde d’urto vanno poi a stimolare gli atomi del gas e a illuminare l’intera nebulosa. Le stelle appena nate si trovano a 1.250 anni luce dalla costellazione di Orione, forse la più conosciuta in cielo, oltre al fatto che per la prima volta in assoluto sono stati riconosciuti degli oggetti Herbig-Haro.

Volendo essere ancora più precisi, le stelle si trasformano nelle nebulose descritte in precedenza soltanto in presenza di circostanze molto particolari. Anzitutto, il gas ionizzato deve essere piuttosto caldo, inoltre la durata è relativamente breve, vale a dire da qualche decina a diverse centinaia di migliaia di anni. Il sistema stellare viene normalmente nascosto dalle nubi polverose, ma da una delle stelle fotografate da Hubble è fuoriuscito del gas che è appunto il responsabile del getto luminoso. Vale la pena precisare che il telescopio della NASA ha già scattato negli scorsi anni foto a oggetti del genere.

I primi studi sulle stelle

Tra i due precedenti più interessanti c’è quello che ha riguardato gli oggetti denominati HH46 e HH47, nella costellazione di Vela (tipica del cielo australe), senza dimenticare l’osservazione di HH34 nella Nebulosa di Orione. Il primo astronomo che si impegnò in uno studio approfondito del fenomeno fu Sherburne Wesley Burnham, vissuto tra il 1838 e il 1921, ma soltanto i colleghi che arrivarono dopo di lui si resero conto della presenza di una vera e propria nebulosa. Il nome attuale non è altro che il riconoscimento all’impegno di due scienziati, George Howard Herbig e Guillermo Haro, i primi a parlare della formazione di nuove stelle.

Come è facile immaginare, non c’è soltanto il telescopio Hubble dietro la conoscenza di queste stelle. Nei primi anni Ottanta si è capito che gli oggetti erano collimati, vale a dire altamente concentrati in getti con particelle che si muovono quasi in maniera parallela. Un altro dispositivo che ha permesso di saperne di più è lo Spitzer, le cui osservazioni all’infrarosso sono durate fino al 2020. Grazie a queste analisi, è stato possibile associare la formazione delle nebulose e le ultime fasi della genesi delle stelle.

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