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NASA, rilevata nuova eruzione del sole Fonte foto: NASA
SCIENZA

Esplosione solare, la NASA registra una forte eruzione: le immagini

Il sole è stato fotografato dalla NASA durante una violenta eruzione avvenuta pochi giorni fa

Come amava ripetere Eraclito, il sole è nuovo ogni giorno. Lo stesso discorso vale per i suoi brillamenti, fenomeno noto anche come eruzione. In poche parole, la materia esplode dalla fotosfera di una stella, sprigionando una energia equivalente a varie decine di milioni di bombe atomiche. Proprio pochi giorni fa il Solar Dynamics Observatory della NASA ha osservato la stella, catturando un’immagine spettacolare. Si è trattato di un brillamento considerato di livello medio, oltre che un’eruzione di classe M5.5. Con quest’ultimo termine si intende una registrazione inferiore rispetto a quella avvenuta lo scorso mese di ottobre, a sua volta sovrastata da quella del settembre del 2017.

Le lettere servono a far capire l’intensità dell’eruzione: A, B e C sono le più alte in assoluto, mentre la M è mediana. Questo vuol dire che l’evento recente è stato meno violento rispetto ai precedenti, ma non meno sensazionale per gli scienziati della NASA. Il bagliore prodotto dal sole è stato piuttosto forte, anche se non bisogna rimanere troppo tranquilli e lasciarsi soltanto stupire dalla bellezza del fenomeno. Queste particelle energetiche che vengono emesse sono alla base dell’aurora boreale e australe, ma l’impatto sulla Terra può essere negativo. In particolare, i brillamenti provocano anche blackout e interferiscono in modo prepotente sulle comunicazioni radio.

Un evento eccezionale

A spiegare cosa è successo pochi giorni fa, nello specifico lo scorso 20 gennaio, è stato Jesse Woodroffe, esperto di meteorologia spaziale presso la NASA. Secondo lo scienziato, l’eruzione ha provocato l’interruzione di diverse comunicazioni radio, con l’Oceano Indiano e quello Pacifico maggiormente coinvolti. Ecco perché l’impatto principale è avvenuto a livello di comunicazioni marittime. A dire il vero, lo stesso Woodroffe ha sottolineato come un brillamento del genere non sia qualcosa di eccezionale, nonostante gli spunti non manchino. Ad esempio, l’episodio può avere delle conseguenze significative per quel che riguarda la porzione di Terra illuminata dal sole durante il bagliore.

L’importante missione giapponese

Si sa parecchio dell’eruzione e di quelle precedenti grazie soprattutto a una missione giapponese del 2006. Quindici anni fa, l’agenzia spaziale nipponica decise d’inviare in orbita una navetta, la Hinode, per osservare da vicino i brillamenti solari. In collaborazione con la NASA, si è dotato il mezzo di tre strumenti fondamentali, vale a dire il telescopio ottico, il telescopio a raggi X e lo spettrometro per l’ultravioletto estremo. Le scoperte sono state rilevanti, come ad esempio il ruolo delle onde di Alfven nella formazione del vento solare. Ma quanto sono frequenti le eruzioni del sole?

Quando l’attività viene ricompresa tra le classi A e C, la si considera di routine. La classe M, la stessa dell’eruzione di pochi giorni fa, è tipica durante il ciclo undecennale della stella. Alcuni episodi sono davvero rari, tanto è vero che si ripetono in poche decine di casi per ogni ciclo solare. Uno dei precedenti più interessanti è stato quello del 2003: il brillamento di quasi vent’anni fa, infatti, è stato uno dei più turbolenti in assoluto. Ora la NASA, come anche le altre agenzie spaziali, ha nuovi elementi da valutare per un’analisi ancora più approfondita del sole.

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