oura ring Fonte foto: Oura
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Fitbit brevetta un anello smart: a cosa serve

Fitbit ha depositato il brevetto di un anello smart che, tra le altre cose, è capace di rilevare l'SpO2 con un incredibile grado di precisione

I brevetti non sempre vengono utilizzati dalle società che li depositano, ma se quello approvato di recente a Fitbit passasse dalle stampe alle catene produttive sarebbe una piccola rivoluzione. L’azienda conosciuta per smartband, fitness tracker e smartwatch, passata sotto il controllo di Google a fine 2019, ha brevettato un anello dalle grandi potenzialità.

L’anello intelligente di Fitbit si distingue per la sua capacità di monitorare la saturazione dell’ossigeno nel sangue – parametro conosciuto con la sigla SpO2 – in maniera notevolmente più precisa rispetto a quasi tutti i gadget tecnologici che offrono questa possibilità. Il brevetto dell’azienda americana prevede infatti un sistema di misurazione sovrapponibile a quello delle apparecchiature mediche, una soluzione che per ragioni costruttive non è possibile applicare sugli altri oggetti smart come smartwatch o smartband che pure offrono questo tipo di misurazione. A dire il vero un oggetto simile esiste già, l’Oura Ring, ma non è capace di rilevare l’SpO2 ed ha qualche limite in più rispetto al prodotto brevettato da Fitbit.

La misurazione precisa di SpO2

Il principale punto di forza dell’anello smart di Fitbit risiede, come anticipato, nella misurazione dei livelli di ossigeno nel sangue con un grado di precisione che, sulla carta, potrebbe anche essere paragonabile ai dispositivi medici. Nell’ultimo anno e mezzo l’SpO2 si è rivelato uno dei parametri fondamentali nella diagnosi rapida della malattia da Covid-19, ma a prescindere dell’evoluzione della pandemia rimane un indicatore molto importante dello stato di salute.

L’anello smart di Fitbit riesce ad indicare in modo molto preciso i livelli di ossigeno nel sangue grazie al sistema di misurazione: gli strumenti utilizzati in medicina, i pulsossimetri, vanno applicati alle dita oppure ai lobi delle orecchie poiché effettuano la misurazione facendo passare della luce attraverso i tessuti ed i vasi sanguigni, luce che viene poi recepita e analizzata da un fotorilevatore sul lato opposto.

Alla base di tutto c’è che il fatto che i globuli rossi ossigenati e deossigenati reagiscono in modo diverso alle onde luminose, per cui lo strumento riesce a calcolare in modo preciso la quantità di ossigeno nel sangue analizzando la luce che colpisce il fotorilevatore. I rilevatori da polso come le fitness band o gli orologi smart devono invece lavorare in maniera diversa deducendo il valore di SpO2 dalla luce riflessa dalla pelle e dai vasi della zona in cui sono applicati, ottenendo così una minore accuratezza rispetto a quella che avrebbe un pulsossimetro o, potenzialmente, dell’anello smart di Fitbit.

I vantaggi rispetto ad Oura Ring

Il brevetto depositato da Fitbit spiega come l’anello intelligente possa lavorare esattamente come un pulsossimetro medico. Rispetto al principale (e quasi unico) concorrente, l’Oura Ring (nella foto di apertura) che peraltro non è capace di tenere traccia di SpO2, il prodotto di Fitbit ha un altro vantaggio: possiede un sensore di movimento grazie al quale può capire quando il soggetto che lo indossa è fermo, limitando così la rilevazione dei parametri vitali a quei momenti, quando la precisione delle rilevazioni è maggiore rispetto a quella che si otterrebbe con il soggetto in movimento.

Non è ancora chiaro se l’anello smart di Fitbit entrerà mai in produzione, e peraltro attualmente non ha neppure un nome. L’idea però c’è, ed è indiscutibilmente interessante.

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