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SCIENZA

Il ghiaccio sta cambiando colore e non preannuncia niente di buono: perché è un cattivo segno

Come comprendere i vari colori di un enorme ghiacciaio come il Malaspina, in Alaska. Ecco perché non è affatto bianco e blu

La nostra percezione del ghiaccio glaciale è ben differente da quella che è in realtà. Se chiedessimo a qualsiasi persona di provare a disegnare e colorare una enorme distesa di ghiaccio artico, si limiterebbe a delimitarne i confini con una matita o una penna, per poi lasciare tutto bianco e aggiungere qualche sfumatura di blu.

Questo è ciò che i nostri occhi umani percepiscono, ma le immagini satellitari ci mostrano tutt’altro. La Nasa ha infatti posto in evidenza un netto contrasto tra ciò che vediamo e quanto in realtà accade in natura. Sguardo rivolto nello specifico al ghiacciaio Malaspina, tra i più grandi al mondo. Si trova in Alaska e dal satellite ci si mostra “infuocato” più che ghiacciato.

Un ghiacciaio rosso fuoco

A offrire questo tipo di immagine, davvero suggestiva ma soprattutto scientificamente rilevante, è stato l’OLI-2 (Operational Land Imager-2) del Landsat 9. Il tutto è avvenuto lo scorso 27 ottobre 2023, con scatti relativi alla costa sud-orientale dell’Alaska.

Ciò che viene visualizzato è l’insieme delle bande costiere/aerosol, del vicino infrarosso e dell’infrarosso a onde corte. Una configurazione che ha garantito l’insieme di bande 1-5-7, offrendo le caratteristiche acquatiche in rosso, giallo e arancione. La vegetazione appare, com’è facile intuire, in verde, e la roccia è di tonalità blu. Indicazioni chiave per poter leggere le immagini in maniera corretta.

Il grande ghiacciaio Malaspina trova spazio, per la maggior parte della sua estensione, all’interno del Parco Nazionale Wrangell-St. Elias. La sua superficie è di circa 4.350 km quadrati. Su scala mondiale, si tratta del più grande ghiacciaio pedemontano. Un esempio comparativo che fa la Nasa è molto efficace. Il Malaspina è da solo più grande dell’intero Stato del Rhode Island negli USA.

Fa riferimento al ghiacciaio Seward come principale fonte di ghiaccio, con quest’ultimo che si riversa dai monti St. Elias su una pianura costiera particolarmente ampia. Su quest’ultima si aprono a ventaglio anche altri ghiacciai, unendosi per formare il Malaspina.

L’analisi dei colori

Le linee blu-viola che è possibile vedere sono delle morene, ovvero aree in cui il ghiacciaio ha raschiato terra, roccia e altri detriti. Il tutto è stato poi depositato lungo i bordi. Detriti che vantano un andamento a zig-zag, provocato dai cambiamenti di velocità del ghiaccio.

In questa parte di Alaska si assiste a un processo di sbandamento in avanti dei ghiacci, in maniera periodica, per un periodo che va da uno a diversi anni. Un processo che può avere come risultato il ripiegarsi delle morene, che si deformano e comprimono. È questo che va a generare le classiche tessiture che ammiriamo sul Malaspina. Al termine del ghiacciaio si può ammirare, poi, una sottile striscia di terra. Questa va a creare una barriera tra il ghiaccio e il Golfo dell’Alaska.

Nel corso del tempo è stato ovviamente possibile porre a confronto differenti immagini satellitari. Queste hanno rivelato la formazione di un sistema lagunare lungo tale barriera negli ultimi decenni. Piccole chiazze d’acqua sono visibili con un colore rosso ruggine sulla foto. Alcune di queste, stando a una recente ricerca, sono salate quasi quanto l’oceano. Ciò vuol dire che l’acqua oceanica, relativamente calda, sta entrando a contatto con il ghiaccio. Facile prevedere come tutto ciò possa condurre a un distacco su larga scala, con accelerazione del ritiro del ghiaccio.

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