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L'iceberg più grande del mondo si è staccato: dove è diretto ora? E cosa dobbiamo aspettarci?

Il più grande iceberg al mondo è alla deriva: un gruppo di ricercatori ha avuto la fortuna di studiarlo: ecco i suoi effetti

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Non è cosa da tutti I giorni riuscire a ispezionare l’iceberg più grande al mondo, anche se a farlo è una spedizione di scienziati antartici, che si occupa proprio dell’analisi delle condizioni di questo “angolo di mondo”. Si è staccato dal continente ormai da quasi quarant’anni, dando inizio al suo limitato vagare, con dimensioni a dir poco sorprendenti: è circa tre volte più grande della città di New York. Prelevati dei campioni ed effettuate delle analisi: qual è il destino di questo gigante di ghiaccio?

Un gigante alla deriva

Il nome scientifico di questo incredibile iceberg è A23a. Ormai molto tempo fa era attaccato a una piattaforma di ghiaccio nell’Antartide occidentale, a sud del Cile. La sua separazione è avvenuta quasi 40 anni fa, come detto, precisamente nel 1986. Da allora è rimasto bloccato. Si trova nel Mare di Weddell, attaccato al fondo dell’oceano.

Ciò è quello che si pensava, almeno. Il British Antarctic Survey ha infatti adoperato le immagini satellitari per confermare quanto si sospettava: l’iceberg più grande al mondo non è più ancorato e sta andando alla deriva, sulla rotta verso l’isola sub-antartica della Georgia del Sud. Tutto ciò ha spinto gli scienziati britannici a operare una ricerca di persona, raggiungendo l’iceberg con una nave rompighiaccio, la RRS Sir David Attenborough. Ne hanno diffuso le immagini con un drone, evidenziando le dimensioni totali: 4mila km², che è più del doppio della superficie di Londra.

Il capo scienziato della nave, Andrew Meijers, ha però sottolineato come si sia trattato di un colpo di fortuna in piena regola. Il gruppo era infatti diretto verso sud, al fine di studiare come gli ecosistemi antartici influenzino i cicli del carbonio e dei nutrienti nell’oceano. Si sono però ritrovati dinanzi quest’opportunità e, come detto, la ricerca del British Antarctic Survey li ha ovviamente spinti a indagare di persona, quando se lo sono ritrovato davanti. “Una fortuna incredibile che la rotta dell’iceberg fuori dal Mare di Weddell si trovasse proprio di fronte al nostro percorso programmato, e che avessimo a bordo il team giusto per approfittare di questa chance”.

Le analisi

Laura Taylor è una biogeochimica che ha preso parte all’abbordaggio del gigantesco iceberg. Ha prelevato dei campioni d’acqua marina intorno allo stesso. Spera ora che aiutino a determinare come questo immenso blocco di ghiaccio stia influenzando i livelli di carbonio nell’acqua.

“Sappiamo che possono fornire nutrienti alle acque che attraversano, generando ecosistemi fiorenti in aree meno produttive. Ciò che non sappiamo è quale differenza possano fare in questo processo le dimensioni e le origini degli iceberg”.

Il team è certo che questi dati saranno di cruciale importanza, al fine di comprendere al meglio i processi naturali del ghiaccio, che a un certo punto deve staccarsi e arricchire le acque. Tutto ciò per qualcuno potrebbe suonare come una sorta di negazionismo del cambiamento climatico, ma non lo è. Il surriscaldamento della Terra, infatti, accelera incredibilmente questo processo, non solo provocando il distacco ma impedendo un normale rimpiazzo dei giganteschi blocchi rimossi.

Ecco in merito le parole del responsabile della scienza degli ecosistemi del team di ricerca, Geraint Tarling: “Gli ecosistemi polari svolgono un ruolo chiave nella regolazione dell’equilibrio del carbonio e dei nutrienti negli oceani di tutto il mondo. Subiscono l’impatto dello scioglimento degli iceberg in numerosi modi”.

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