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SCIENZA

Insetti, abbiamo scoperto una rarissima specie: che cos'è

A 53 anni dall'ultima volta, è stata scoperta nuovamente una rara specie di insetti: è accaduto in Uganda

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Insetti, nuova emozionante scoperta Fonte foto: Mapress.com

Come amava ripetere Rita Levi-Montalcini, gli insetti di 600 milioni di anni fa sono esattamente identici a quelli attuali perché erano già perfetti e non avevano motivo di cambiare. Lo stesso discorso può essere fatto per la specie in cui si è imbattuto un gruppo di lavoro inglese, un insetto a dir poco raro e in cui non ci si imbatteva da oltre mezzo secolo. Si tratta di una cicalina, il nome affibbiato ad una serie di animali cosiddetti “succhiatori”. Il merito della grande novità è tutto di Alvin Helden, biologo presso l’Anglia Ruskin University della East Anglia, da tempo a stretto contatto con il Kibale National Park in Uganda.

La passione di questo professionista per gli insetti risale a molti anni fa e, grazie anche al contributo dei suoi studenti, ha permesso di scoprire molto su un mondo spesso sottovalutato. La cicalina in questione fa parte del genere Phlogis e non veniva scoperta in natura dal lontano 1969. Si sta parlando di un “parente” più piccolo in termini di dimensioni delle cicale, con 20mila specie rinvenute finora. Non sono associate a situazioni positive, visto che possono devastare i raccolti agricoli, anche se l’eccezionalità dell’ultima scoperta ha messo in secondo piano questo aspetto. L’ultimo avvistamento di uno di questi insetti fu un momento decisamente emozionante.

L’ultima indimenticabile volta

Come già anticipato, 53 anni fa, proprio nei giorni in cui l’uomo sbarcava sulla Luna, nel continente africano ci si imbatteva nella rarissima cicalina. Tutto avvenne nella Repubblica Centrafricana e l’aspetto era identico a quello dell’esemplare descritto da Helden. È impossibile sbagliarsi, dato che il suo colore grigio metallizzato spicca immediatamente, senza dimenticare le striature bianche sul capo. Le dimensioni sono inferiori rispetto a una cicala normale, con i maschi che non arrivano ai 6 millimetri di lunghezza. Oltre al momento speciale vissuto dal biologo britannico, c’è stato il tempo per riflettere sulla biodiversità mondiale e sul suo futuro incerto.

Un allarme da non sottovalutare

Helden, infatti, ha sottolineato come insetti di questo tipo siano rari e una scoperta del genere vada celebrata nel modo giusto, allo stesso tempo però è impossibile non lanciare un allarme. Le perdite sarebbero gravi, per il biologo occorre preservare luoghi come il Kibale National Park, in Uganda, protetti e con uno “scrigno” incredibile di nuove specie. In particolare, gli allevamenti e i campi coltivati sarebbero i responsabili dell’eliminazione di ettari ed ettari di foresta pluviale. La deforestazione, sempre secondo il biologo, sarebbe alla base dell’estinzione di moltissime specie che invece meriterebbero un altro destino.

D’altro canto, non si può far finta che questi insetti così rari non siano anche dannosi. Le cicaline, come quella scoperta in Africa a distanza di oltre cinquant’anni, rovinano e non poco le viti, andando a cibarsi della linfa dei piccioli e dei tralci di erba. Bastano pochi attacchi al vitigno e l’intera foglia diventa secca, prima di cadere. Le situazioni peggiori sono quelle che si verificano d’estate, per la precisione nel periodo più caldo di questa stagione, quando le viti sono tra l’altro oggetto di uno stress idrico di non poco conto.

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