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SCIENZA

Una luce spettrale nel cielo, stanno indagando: ecco cosa è emerso

Hanno visto una luce spettrale nel cielo: la sua identificazione ha grandi implicazioni non solo per comprendere l'evoluzione delle galassie e degli ammassi stellari, ma anche per l'intera comprensione del nostro cosmo

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Come la luce di una fiammella nel buio, come un fuoco fatuo: il telescopio James Webb ha ancora una volta lasciato gli scienziati a bocca aperta, per via dell’avvistamento di una luce spettrale che sembra quasi un sussurro, destinato ad arrivare a noi da molto, molto lontano.

Per vederla meglio, i ricercatori della NASA hanno dovuto fare enormi sforzi: l’immagine restituita, all’inizio, era grande quanto un granello di sabbia. Eppure, per gli occhi attenti di chi ha fatto del cielo il suo mestiere (e la sua vita), queste dimensioni sono state sufficienti per capire che c’era in ballo qualcosa di straordinario.

La luce spettrale avvistata da James Webb

Come hanno fatto gli scienziati ad accorgersi di un particolare tanto piccolo e, poi, ad andare avanti? È presto detto. I ricercatori della NASA stavano passando al vaglio le immagini del telescopio James Webb riprese, in particolare, con la Near-Infrared Camera (NIRCam). In una serie di fotogrammi, gli astronomi hanno individuato quello che sembrava essere davvero un minuscolo frammento di luce, quasi impalpabile nel vasto universo.

Confrontandosi, hanno però concordato che non era affatto un dettaglio trascurabile: occorreva approfondire, il prima possibile. Così, hanno sequenziato altre immagini scattate a diverse lunghezze d’onda per un totale di 12,5 ore consecutive: è stata la scelta giusta, perché in questo modo la squadra di studiosi si è accorta che c’era appunto una luce spettrale, tenue ma ben presente, che doveva evidentemente arrivare da una zona remotissima dell’Universo. Qui è iniziata la parte davvero difficile, ovvero prendere atto che si trattava di una particolare luce, chiamata luce intracluster. Una luce antica, che arriva da lontano e nasconde moltissimi misteri.

La luce intracluster e le sue peculiarità

Cos’è, nello specifico, la luce intracluster? In sostanza, quando le galassie si incontrano e si scontrano generando gruppi e ammassi di corpi celesti ed energia, le stelle si slegano, iniziando a viaggiare lontano nell’Universo. Viaggiando (e man mano anche esaurendosi) queste stelle vaganti lasciano delle tracce, un bagliore diffuso: appunto, la luce intracluster. Da sempre, gli scienziati la ritengono uno dei “segni vitali” degli ammassi di galassie,  ma le ultime osservazioni ci dicono molto di più.

Grazie alla luce spettrale identificata da James Webb, infatti, gli scienziati ipotizzano che man mano che l’Universo si espande, la luce delle galassie lontane si allunghi e si spinga verso delle lunghezze d’onda più vicine all’infrarosso (scatenando un fenomeno simile allo spostamento doppler).  Ciò fa sì che la luce intracluster diventi una vera e propria “messaggera”, ricca di indizi su ciò che succede nelle zone più remote e difficilmente osservabili dell’Universo.

Una luce spettrale che spiega l’Universo

Sempre secondo gli scienziati, analizzando la luce intracluster è possibile capire come sono formati gli ammassi galattici, come si fondono le stelle massicce e come crescono determinate regioni dell’Universo. E non è tutto, perché sono tantissimi i membri della comunità scientifica che pensano che la presenza di una sostanza invisibile (e ancora ipotetica) nota come materia oscura sia al centro dell’evoluzione dell’Universo.

E, a quanto pare, la luce intracluster sarebbe uno dei modi per poterla rintracciare e verificare. Lo studio di questa luce, infatti, consentirà di caratterizzare la distribuzione della materia che non si aggrega e si estende intorno alle galassie. E potrebbe fornire nuovi e importantissimi indizi sulla nascita di tutto ciò che ci circonda.

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