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Nel mare sono apparsi dei buchi, non è un buon segno

Il gasdotto Nord Stream è stato preso di mira da un attacco di ignoti, l'impatto ambientale è una delle conseguenze più gravi in assoluto

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Nord Stream sotto attacco Fonte foto: Ansa

Il gas si appresta a diventare il protagonista assoluto dell’autunno-inverno 2022-2023, ma in senso negativo. La guerra in Ucraina ha fatto scattare l’allarme sui rincari e gli approvvigionamenti già da qualche tempo, ora poi bisogna anche fare i conti con un episodio alquanto strano e misterioso.

In questi ultimi giorni dai gasdotti Nord Stream 1 e 2 che si trovano nel Baltico è fuoriuscito del gas che ha fatto letteralmente ribollire il mare, con il coinvolgimento di aree di diametro compreso tra i 200 e i mille metri. I danni sono stati definiti “senza precedenti” e non è nemmeno chiaro quando la capacità operativa di questa rete potrà essere ripristinata.

Sta di fatto che le accuse sui responsabili di quello che sembra un sabotaggio a tutti gli effetti stanno rimbalzando da una parte all’altra. C’è chi ha incolpato la Russia, protagonista di una ripicca in seguito alle sanzioni inflitte per il già citato conflitto, ma c’è persino chi tira in ballo gli Stati Uniti e l’Unione Europea. L’unica certezza è che il metano sta fuoriuscendo come se non ci fosse un domani e gli esperti hanno parlato di almeno una settimana prima che questa perdita possa terminare del tutto. Tra l’altro, c’è un dettaglio su cui ci si sta soffermando troppo poco.

L’impatto ambientale di Nord Stream

Le principali preoccupazioni sono quelle che riguardano le conseguenze delle esplosioni sul riscaldamento globale. Il mare in cui è avvenuto l’attacco è pieno zeppo di metano, gas che si dissolve in acqua soltanto parzialmente. Non si tratta di qualcosa di tossico e le inalazioni non sono rischiose, a patto che siano limitate. Come sottolineato dagli esperti, però, il gas tende anche a sollevarsi dalla superficie marina per raggiungere l’atmosfera terrestre, contribuendo in maniera determinante all’effetto serra. Secondo l’associazione “Amici della Terra”, inoltre, il metano riesce ad alterare il clima molto più dell’anidride carbonica (circa 80 volte), più precisamente nei primi due decenni dalla sua emissione.

Il futuro di Nord Stream

Altri numeri impressionanti su questi buchi apparsi nel mare, ricompreso tra le zone economiche di Svezia e Norvegia, sono stati forniti dalla nota associazione ambientalista Greenpeace. Nello specifico, l’impatto ambientale del metano di Nord Stream potrebbe essere pari a 30 milioni di tonnellate equivalenti a quelle dell’anidride carbonica, sempre per quel che concerne un periodo temporale di 20 anni. In poche parole, è come se ci fosse stato l’impatto di 20 milioni di autovetture in tutto il territorio dell’Unione Europea con le loro emissioni inquinanti. Sul gasdotto, dunque, non si possono che mantenere accesi i riflettori.

Il Nord Stream permette il trasporto di gas russo attraverso il Mar Baltico fino all’Europa occidentale. La storia di questa infrastruttura si può far risalire al 1997, quando ci fu l’incarico di costruire un gasdotto del genere, anche se per la realizzazione del progetto furono necessari altri anni. La prima conduttura di Nord Stream è stata ultimata nel maggio del 2011 e cinque mesi dopo è stato possibile immettere il gas per la prima volta. A distanza di undici anni, quello attuale è senza dubbio il punto più basso di un’avventura commerciale che sembrava non avere intoppi.

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