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Ecco il prossimo enorme affare di Microsoft

Voci sempre più insistenti parlano di un fortissimo interesse di Microsoft in OpenAI, la startup di Elon Musk che sviluppa gli algoritmi di intelligenza artificiale ChatGPT e Dall-e

Dagli Stati Uniti arriva una notizia potenzialmente rivoluzionaria per il futuro della tecnologia: Microsoft sarebbe in trattativa con OpenAI, l’azienda fondata da Elon Musk e Sam Altman per creare l’intelligenza artificiale "etica" e "non pericolosa per l’uomo". L’azienda fondata da Bill Gates e ora guidata da Satya Nadella avrebbe offerto, secondo quanto riportato da The Semafor, ben 10 miliardi di dollari a OpenAI, portando il valore dell’azienda a 29 miliardi.

Già nel 2019 Microsoft aveva investito 1 miliardo di dollari in OpenAI, ma se questa operazione dovesse andare in porto gli equilibri dell’azienda cambierebbero notevolmente. Secondo The Semafor ci sarebbero anche altri potenziali investitori coinvolti nell’affare, ma la parte del leone la farebbe proprio Microsoft.

Perché Microsoft vuole OpenAI

Microsoft, investendo in OpenAI, punta a mettere le mani su ChatGPT. Cioè sull’ormai famosissima intelligenza artificiale specializzata nel rispondere agli umani come se fosse un umano, basata sull’algoritmo GPT e in grado persino di creare articoli giornalistici, scrivere codice di app e pagine Web, fare calcoli e sintetizzare concetti anche abbastanza complessi.

Da settimane gira voce dell’interesse di Microsoft verso ChatGPT, ritenuto uno strumento potenzialmente utile per migliorare il motore di ricerca Bing (eterno secondo, rispetto a Google Search). Ma un recente articolo di The Information, che ora sembra ancora più credibile, racconta di più di una riunione già fatta al quartier generale di Microsoft a Redmond sui possibili modi di usare ChatGPT all’interno di Microsoft 365 (l’erede della storica suite Office).

Ma non solo: oltre a ChatGPT, infatti, OpenAI sviluppa anche Dall-e, l’altro famoso algoritmo di intelligenza artificiale in grado di creare dal nulla delle immagini partendo da una descrizione testuale immessa dall’utente. Anche questo algoritmo potrebbe essere sfruttato all’interno dei prodotti e servizi di Microsoft.

L’AI dentro Microsoft 365?

Come potrebbe migliorare Microsoft 365 se avesse a disposizione l’intelligenza artificiale di ChatGPT? In diversi modi e in diverse app: innanzitutto l’AI potrebbe fare, al posto dell’utente, diversi task ripetitivi come i calcoli sui fogli Excel, la risposta automatica ad alcuni tipi di email su Outlook, la formattazione di testi in base a specifiche regole scelte dall’utente.

Poi ChatGPT potrebbe anche tradurre dei testi in lingua straniera e persino creare dei contenuti testuali "originali" (sull’originalità dei contenuti scritti da ChatGPT c’è un forte dibattito in corso) in Word. La famosa app di scrittura, quindi, si trasformerebbe da strumento per scrivere in strumento che scrive.

Infinite, poi, le possibilità che potrebbe offrire Dall-e all’utente di PowerPoint: manca un’immagine per completare la slide? La genera da zero l’algoritmo.

Affare o suicidio?

Non sono tutte rose e fiori, però, nel mondo dell’Artificial Intelligence: dal punto di vista economico, infatti, OpenAI è ancora una startup al 100%, perde un sacco di soldi (alcuni centesimi di dollaro ogni volta che un utente usa ChatGPT e Dall-e) e l’azienda non ha nemmeno un modello di business da seguire nei prossimi anni. In poche parole nessuno sa ancora come rendere redditizia OpenAI.

Oltre ai costi di sviluppo degli algoritmi, OpenAI ha costi esorbitanti per i server che devono calcolare i risultati da mostrare agli utenti che usano ChatGPT e Dall-e. Da questo punto di vista Microsoft, che possiede la piattaforma di cloud computing Azure, sembra un partner abbastanza logico ma resta il fatto che OpenAI perde un sacco di soldi ogni giorno.

Quel che è certo, però, è che i 10 miliardi di investimento di Microsoft in OpenAI sarebbero tanti ma non tantissimi: basti pensare all’acquisto per 8,5 miliardi di dollari a fine 2011 di Skype, altra voragine economica che adesso è quasi sparita dall’offerta Microsoft, o all’acquisto a metà 2016 di Linkedin per 26,2 miliardi o, infine, alla trattativa ancora in corso per comprare Activision Blizzard per l’astronomica cifra di 69 miliardi di dollari.

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