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SCIENZA

Misteriose strutture trovate nel deserto: cosa sono? E chi le ha portate lì?

Si chiamano mustatil e per secoli gli scienziati si sono chiesti a cosa servissero. Ora, uno studio ha fatto luce sul ruolo di queste particolari strutture nel deserto

Nel panorama sabbioso dell’Arabia Saudita sono state scoperte delle misteriose strutture segnate dal tempo. Fino ad adesso, nessuno era stato in grado di stabilire cosa fossero davvero e, per millenni, la loro presenza è passata inosservata, un po’ per la loro posizione scomoda e difficilmente raggiungibile e un po’ perché la loro importanza è sempre stato considerata di nicchia.

Ora, però, le cose sono molto diverse: da qualche anno un gruppo di studiosi sta infatti indagando queste costruzioni, chiamate mustatil. E sembra che, finalmente, sia stato spiegato il loro scopo e il loro significato.

Cosa sono i mustatil?

Come sempre, prima di aprire il discorso sulle recenti scoperte, facciamo una breve digressione per spiegare di cosa stiamo parlando. I mustatil sono delle costruzioni risalenti alla Preistoria, caratterizzate da un lungo cortile centrale circondato da mura in arenaria. Hanno la forma di un rettangolo (la parola in arabo per rettangolo è proprio مستطيل, mustatil) e ne sono presenti centinaia nei deserti del nord-ovest dell’Arabia Saudita.

I primi studi su queste strutture sono molto recenti, dato che risalgono a malapena a 50 anni fa. E, fino ad adesso, l’unica cosa certa era il fatto che avessero almeno 7.000 anni e che si presentassero sempre in gruppi che vanno dai 5 ai 19. Ci è voluta la determinazione di uno studioso, il professor Hugh Thomas dell’Università dell’Australia occidentale, per far sì che ci si ponessero più domande sul loro scopo.

Le recenti scoperte sui i mustatil

Il professor Thomas, vicedirettore del progetto Archeologia aerea nel Regno dell’Arabia Saudita (AAKSAU), ha aperto la strada sullo studio dei mustatil scalzando la tesi, a suo dire grossolana e approssimativa, per la quale queste antiche strutture nel deserto sarebbero state né più né meno che semplici ripari.

Thomas ha avviato una serie di indagini che sono poi state portate avanti da un altro gruppo di archeologi dell’Università dell’Australia occidentale, capitanato dalla dottoressa Melissa Kennedy. La Kennedy e il suo team hanno effettuato degli scavi e delle analisi approfondite e sono ora in grado di sostenere che le strutture avevano scopi rituali e di pellegrinaggio.

Lo scopo dei mustatil nel deserto

A supportare la tesi della Kennedy sono diversi elementi: in primis le relazioni spaziali tra camera principale e camera secondaria, che sembrano essere rispettivamente l’area dedicata ai rituali e un piccolo stanzino dove venivano riposti gli strumenti adatti. Poi, i frammenti di teschi e corna, principalmente bovini domestici, capre, gazzelle e piccoli ruminanti, che lasciano immaginare sacrifici animali.

Ma non è tutto qui, perché la campagna di scavi, la più approfondita svolta finora attorno e dentro ai mustatil, ha anche portato alla luce i resti di un essere umano e la prova di diverse offerte floreali/vegetali/alimentari. Secondo la Kennedy e il suo team, proprio questi elementi sono la prova che i mustatil fungessero anche da santuari, dove le persone si recavano in pellegrinaggio, magari interloquendo con dei “sacerdoti” e lasciando doni in cambio di protezione sacra.

Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Plos One, ha riscosso notevole apprezzamento dalla comunità scientifica e per la Kennedy è «la prova che anche nel nostro passato più antico era presente un forte spirito comunitario, che spingeva gli esseri umani a muoversi andando alla ricerca di una rassicurazione ultraterrena».

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