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Inizia l'era della "telepatia": impiantato il primo chip in un cervello umano

Musk lo ha annunciato ufficialmente su X: basta scimmie, è iniziata la sperimentazione dei chip nel cervello degli esseri umani vivi

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Per alcuni è un incubo distopico che diventa realtà, per altri è la conferma che bisogna avere fiducia nella scienza e nella tecnologia sempre e comunque. Per tutti, in ogni caso, è un progresso tecnologico che non può essere ignorato: Neuralink, una delle tante aziende di Elon Musk, ha comunicato di aver impianto un sensore di attività cerebrale sul primo umano. Un chip nel cervello, insomma.

La notizia era nell’aria da alcuni mesi, dopo i numerosi esperimenti (non tutti andati benissimo, purtroppo) su scimmie vive. Come se la notizia non fosse già abbastanza divisiva, a far discutere sarà anche il nome dato a questo “prodotto” di Neuralink: Musk ha deciso di chiamarlo “Telepathy“, cioè telepatia.

La Brain-Computer Interface

Il nome tecnico di Neuralink Telepathy è “Brain-Computer Interface” (BCI), cioè interfaccia cervello-computer. Si tratta di un dispositivo elettronico grande più o meno quanto il quadrante di un orologio, ma molto più sottile, che viene impiantato nel cranio del paziente.

La cosa molto interessante è che il dispositivo ha una batteria che si ricarica dall’esterno, senza fili come i moderni smartphone con ricarica wireless.

Sotto la batteria c’è il dispositivo elettronico vero e proprio, che ha lo scopo di captare gli impulsi nervosi prodotti dai neuroni della zona del cervello dove viene posizionato, tradurli in informazioni leggibili da un computer e inviare, ancora senza fili, all’esterno della testa questi dati.

La captazione degli impulsi avviene tramite 1024 micro elettrodi, distribuiti lungo 64 fili. Questi fili vengono “cuciti” da un robot chirurgico che assomiglia realmente ad una macchina da cucire, con un ago più sottile di un capello umano.

Al di fuori del corpo del paziente c’è un altro dispositivo, chiamato “My Link“, che riceve il segnale e lo trasforma in azione: può essere un computer, o anche uno smartphone. L’idea di fondo, però, è sempre la stessa: il paziente pensa di muovere qualcosa, non può farlo fisicamente perché è paralizzato, o amputato, e l’interfaccia cervello-computer porta all’esterno la sua richiesta e la fa eseguire ad una macchina.

Secondo Musk questo sistema “Consente il controllo del tuo telefono o computer e, attraverso di essi, di quasi tutti i dispositivi, semplicemente pensando“.

Come Stephen Hawking, col turbo

Elon Musk, su X ovviamente, ha commentato questo traguardo descrivendolo con un esempio molto calzante: “Immaginate se Stephen Hawking avesse potuto comunicare più velocemente di un dattilografo o di un battitore d’asta. Questo è l’obiettivo“.

Il riferimento è a Stephen Hawking, il famosissimo astrofisico morto nel 2018 che ha passato gli ultimi quarant’anni della sua vita in condizioni di gravissima disabilità a causa di una malattia degenerativa del motoneurone, che lo ha costretto dagli anni ottanta in poi a vivere immobile in sedia a rotelle e a comunicare con un sintetizzatore vocale, che comandava muovendo gli occhi.

Comunicare con lui era tanto affascinante quanto difficile, per la lentezza del processo. Se Hawking avesse avuto un impianto come Neuralink Telepathy nel cervello, secondo Musk, avrebbe potuto comunicare in maniera estremamente veloce e semplice.

Le reazioni

Secondo quanto comunicato da Elon Musk il primo impianto di Neuralink Telepathy su un cervello umano è avvenuto il 28 gennaio e il paziente sta rispondendo bene: “I primi risultati mostrano una promettente captazione del segnale neuronale“.

Ancora è troppo presto per sapere se il corpo del paziente accetterà senza problemi l’impianto, se l’impianto funzionerà a dovere, se tutto andrà per il verso giusto. Le polemiche, però, sono già iniziate.

Su X si sprecano i commenti che parlano di controllo delle menti, ricordano 1984 di Orwell e prevedono un futuro funesto per l’umanità controllata a distanza dalle corporation. Minori, ma presenti, anche i commenti degli ottimisti che credono nei progressi della scienza e che riconoscono il potenziale curativo di invenzioni come Telepathy.

Poi ci sono i medici, gli unici realmente in grado di giudicare questi avanzamenti della tecnologia ma che, almeno al momento, non possono farlo: su Telepathy, infatti, al momento non c’è alcuno studio clinico eseguito in maniera scientifica e revisionato da medici competenti.

Dove vuole arrivare Neuralink

Le polemiche derivano anche dal fatto che Telepathy è un dispositivo medico oggi, ma sarà qualcos’altro domani. La stessa Neuralink, infatti, afferma che la sua “mission” è “ripristinare capacità come la visione, la funzione motoria e la parola ed eventualmente espandere il modo in cui facciamo esperienza del mondo“.

Elon Musk, lo sanno tutti, è un controverso visionario e capire cosa ha realmente in testa è praticamente impossibile. Unire i puntini, però, è possibile e ogni sua azienda è un puntino molto ben visibile.

Tre di essi, in particolare: attualmente Elon Musk si sta concentrando sui chip per controllare con la mente i computer, sui robot che imitano alla perfezione i movimenti umani e sui razzi per andare su Marte. Unite i puntini.

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