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L'ozono della nostra atmosfera è in pericolo: cosa sta succedendo

I gravi incendi in natura sempre più frequenti impediscono allo strato di ozono di guarire: cosa succede all'ozono nell'atmosfera e perché è in pericolo

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L'ozono della nostra atmosfera è in pericolo: cosa sta succedendo Fonte foto: 123RF

Il buco nell’ozono era un problema di cui si sentiva parlare spessissimo qualche anno fa, ma che ora sembra essere scomparso dai nostri radar, sostituito dalla crisi climatica e dall’impatto dell’inquinamento. Ma questi problemi sono legati e soprattutto si influenzano tra di loro: scopriamo perché l’ozono, fondamentale per la nostra sopravvivenza, potrebbe essere a rischio.

Cos’è l’ozono

L’ozono è un gas fondamentale per la sopravvivenza dell’uomo: compone infatti uno strato che circonda la Terra e scherma le radiazioni ultraviolette emesse dal Sole, impedendo loro di bruciare completamente il nostro pianeta rendendolo al contempo radioattivo.

Si trova a 25 chilometri di altezza dal suolo. Quando parliamo di “buco nell’ozono” ci riferiamo a due fenomeni diversi: il progressivo assottigliarsi dello strato dagli anni ’80 in poi e la riduzione più grave dello strato nelle zone polari.

Quest’ultimo è un fenomeno che si studia dalla fine degli anni ’70: la riduzione dello strato è dovuta al rilascio nell’atmosfera di alcune sostanze inquinanti. In particolare dei gas clorofluorocarburi, che venivano (e vengono) usati nelle bombolette spray e negli impianti di refrigerazione. Negli ultimi anni è aumentata la consapevolezza di questo problema e delle conseguenze che potrebbe avere sulla nostra sopravvivenza, e molti di questi elementi inquinanti sono stati messi al bando. Da allora l’assottigliamento dello strato di ozono non si è fermato, ma ha ridotto la velocità a cui avanza.

Oggi il buco si trova soprattutto sopra il Polo Sud, e si espande del 5% ogni dieci anni. Ma questa riduzione del livello di ozono potrebbe avere un alleato importante.

Gli incendi impediscono all’ozono di guarire

Secondo un nuovo studio, condotto dai ricercatori dell’MIT e pubblicato sulla rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences, l’aumento degli incendi in un mondo sempre più caldo potrebbe impedire la ripresa dello strato di ozono.

Lo studio è basato sui gravissimi incendi che hanno devastato l’Australia nei primi mesi del 2020: secondo dettagliate osservazioni satellitari hanno “bucato” ancora di più lo strato di ozono che circonda la Terra. Sono stati talmente forti da aver raggiunto l’atmosfera, facendo partire reazioni chimiche che hanno portato alla perdita dell’1% della quantità di questo gas solo a marzo 2020: il che potrebbe riportarci indietro di decenni nell’impegno per ristabilire i giusti livelli di ozono.

“Alle medie latitudini lo strato di ozono si sta riprendendo a un tasso di circa l’1% al decennio” spiega la professoressa Susan Solomon dell’MIT, che ha guidato lo studio. “I danni causati dagli incendi rallenteranno notevolmente questo processo”. Per impedire questo fenomeno è necessario ridurre la quantità di incendi devastanti in natura, e per farlo dobbiamo ridurre l’aumento della temperatura e la quantità di emissioni.

I fenomeni sono legati: nei prossimi anni aumenteranno le emissioni, che a loro volta faranno aumentare le temperature medie. Questo porterà a più incendi, più estesi e più potenti, e a un rallentamento ulteriore della ripresa dello strato di ozono.

Nel 2019 e 2020 gli incendi in Australia hanno coinvolto più di 174mila chilometri quadrati di terreno, provocando migrazioni, malattie o decessi in tre miliardi di animali. Nell’atmosfera sono state rilasciate più di un milione di tonnellate di particelle di fumo.

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