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Perché andiamo incontro al “grande buio”: le città a rischio blackout Fonte foto: 123RF
SCIENZA

Perché andiamo incontro al “grande buio”: le città a rischio blackout

Il cambiamento climatico ha degli effetti inaspettati: uno è il rischio blackout nelle città europee, che potrebbe rimanere al buio per molto tempo

Il cambiamento climatico ha molte facce: ci sono la siccità, lo scioglimento dei ghiacci, gli incendi sempre più distruttivi. E poi ci sono effetti nascosti, ma che dipendono comunque dalla crisi climatica che il nostro pianeta sta vivendo. Uno di questi è il rischio di blackout generalizzati.

Il "grande buio" e l’acqua

Il rischio di blackout completi e di lunga durata nelle città europee è legato alla grande siccità che il continente sta vivendo quest’estate. La BBC spiega che buona parte della nostra elettricità nasce come energia idroelettrica, da impianti che usano l’acqua per generare elettricità: in questi mesi c’è però stata una diminuzione del 20%. Una situazione più grave rispetto alla media europea è quella italiana: noi infatti ricaviamo 1/5 della nostra energia dall’idroelettrico, ma negli ultimi 12 mesi questa produzione è calata di circa il 40%.

Un effetto simile lo hanno subito gli impianti nucleari: non essendoci più acqua per raffreddarli, la loro produzione di energia è stata limitata.

Tutto si può ricondurre alla crisi climatica generata dall’uomo, perché l’emissione di Co2 nell’atmosfera contribuisce all’aumento delle temperature, che asciugano più velocemente i nostri fiumi e impediscono all’acqua di congelare in neve sulle nostre montagne: quindi non ci sono nemmeno più ghiacciai che funzionino da riserva per i corsi d’acqua. Quindi per colpa della siccità non solo ci saranno città italiane che rischiano di rimanere senz’acqua, ma anche alcune che rischiano di rimanere al buio.

Dove la situazione è più grave

Oltre alla già citata Italia, ci sono altri Paesi in Europa che dipendono molto dall’energia che proviene dall’idroelettrico per alimentare le città. In Spagna, la quantità di energia prodotta dalle centrali idroelettriche è calata del 44%.

Anche se la produzione energetica che deriva dall’acqua è molto variabile per sua natura, raggiungere picchi del 40% vuol dire essere davvero in emergenza. Se non ci sarà più questa fonte energetica, rischiamo di avere città al buio e senza elettricità per periodi molto più lunghi del normale: questo vuol dire che condizionatori, frigoriferi e ascensori rimarranno fermi, ma anche i semafori stradali e i mezzi che usano i cavi elettrici per muoversi, come i tram.

Anche la Norvegia sta affrontando problemi di questo tipo: le autorità hanno avvertito che l’esportazione di energia verso i Paesi vicini (come per esempio il Regno Unito) potrebbe dover essere interrotta, se i bacini idrici non verranno riempiti presto. La Francia basa una buona parte della sua produzione energetica sul nucleare che, come abbiamo detto, sta anch’esso subendo le conseguenze della mancanza d’acqua: Oltralpe la metà dei reattori sono spenti.

Gli esperti dicono che non è colpa solo della siccità, ma anche di mancanza di investimenti nel settore: Eddie Rich, dell’Associazione internazionale per l’energia idroelettrica, ha spiegato alla BBC che "quest’inverno ci troveremo di fronte a un problema. E questo dovrebbe essere un campanello d’allarme per avere maggiori investimenti nelle infrastrutture per i prossimi anni". Infatti quest’inverno ci saranno ulteriori disagi, perché si interromperanno le forniture energetiche che provengono dalla Russia, come conseguenza delle sanzioni che l’Unione Europa ha imposto dopo l’invasione dell’Ucraina.

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