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SCIENZA

Trovata una delle stelle più antiche nella Grande Nube di Magellano, si tratta di una scoperta unica

Gli scienziati sono a caccia della prima generazione di stelle, le più antiche dell'universo: da qui ha avuto inizio la vita

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Un team di scienziati, guidati da Anirudh Chiti, dell’Università di Chicago, è stato in grado di individuare una delle stelle più antiche formatesi in una galassia che non sia la nostra Via Lattea. Nello specifico, grazie all’ausilio del satellite Gaia e il Magellan Telescope, lo sguardo è stato rivolto verso la Grande Nube di Magellano.

Una stella antichissima

Lo studio delle stelle è senza dubbio uno dei tratti fondamentali della branca di scienza che si occupa di analizzare con estrema attenzione l’universo nel quale il nostro pianeta si muove. Tutto ciò che siamo deriva da stelle antichissime. Una prima generazione che, morta, ha sparso i propri elementi per tutto lo spazio circostante, esplodendo.

Fino a oggi nessuno è stato in grado di trovare una di queste stelle di prima generazione. Di fatto non esistono prove che ne rimangano tracce nell’universo. Il mondo scientifico però non demorde, come dimostra lo studio pubblicato su Nature Astronomy. Una scoperta unica ha fatto gridare “eureka” a un team di ricercatori. È stata infatti individuata una stella di seconda generazione, formatasi originariamente in una galassia differente dalla nostra.

Perché tutto ciò è così importante? Lo ha spiegato Anirudh Chiti, primo autore dell’articolo: “Questa stella ci fornisce una finestra sul primissimo processo di formazione degli elementi in galassia differenti dalla nostra. Si tratta di stelle arricchite chimicamente dalle prime. Siamo riusciti a farci un’idea di come queste appaiano nella nostra galassia, ma non sappiamo ancora se alcune caratteristiche siano uniche o se le cose siano andate più o meno alla stessa maniera anche in altre galassie”.

Archeologia stellare

Anirudh Chiti è specializzato in archeologia stellare, ovvero nella ricostruzione del modo in cui le prime generazioni di stelle hanno modificato l’universo. Per riuscire a completare questo progetto, o comunque spingerlo di un altro passo in avanti, ha tentato con i suoi colleghi di “dare la caccia” a quelle stelle che si sono formate grazie ai resti delle prime.

Il grande ostacolo è dato dal fatto che ormai anche la seconda generazione è estremamente rara. La maggior parte è frutto di decine o migliaia di generazioni. Quelle di suo interesse sono, forse, meno di 1 una su 100mila, spiega, almeno nella Via Lattea.

“Nei loro strati esterni, queste stelle presentavano elementi vicini al luogo in cui si sono formate. Trovarne una molto antica, ricavandone la composizione chimica, può spiegare quale fosse la composizione dell’universo miliardi di anni fa in quel luogo”.

In questo esperimento il team ha puntato i telescopi verso la Grande Nube di Magellano, una fascia di stelle visibile a occhio nudo dall’emisfero australe. Un obiettivo insolito, distante “soltanto” 160mila anni luce dalla nostra galassia. Si ritiene che in antichità fosse una galassia separata dalla nostra, poi catturata dalla gravità della Via Lattea. È qui che scatta l’interesse degli scienziati. Se ciò fosse confermato, le sue stelle antiche si sarebbero formate al di fuori della nostra galassia.

In totale sono state catalogate 10 stelle particolarmente antiche, grazie al Magellan Telescope, in Cile, e al satellite Gaia dell’Agenzia spaziale europea. Una in particolare è spiccata per la sua anomalia.

Il quantitativo di elementi pesanti in essa è minimo rispetto alle altre. Ciò vuol dire che non ha goduto del “peso” delle numerose generazioni susseguitesi. In conclusione, è figlia (probabilmente) delle prime stelle del nostro universo.

Lo studio iniziale suggerisce delle differenze d’equilibrio dei materiali da luogo a luogo. In questo caso, infatti, si evidenzia un quantitativo minore di carbonio rispetto al ferro. Ciò lascia pensare che l’aumento del carbonio della prima generazione della Via Lattea non rappresenti un fenomeno universale ma “locale”.

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