Libero
SCIENZA

Nuova macabra scoperta sui rituali religiosi in epoca preistorica dopo lo studio di alcune antiche impronte

Le prove di riti macabri preistorici: dita tagliate per motivi religiosi. Una tradizione che perdura ancora oggi

Dita rimosse per le divinità Fonte foto: Getty Images

Non è una sorpresa che, in nome della religione, siano stati compiuti atti indicibili. Un team di scienziati canadesi, però, rivela un rito macabro d’epoca preistorica, dimostrato da alcune impronte antichissime. Uomini e donne potrebbero aver subito il taglio di alcune falangi per placare le divinità. Ecco una nuova interpretazione di una specifica forma d’arte rupestre rinvenuta.

Un rito inquietante

Stando a un documento presentato in un recente incontro della European Society for Human Evolution, un gruppo di ricercatori ha indicato dei dipinti di 25mila anni fa, ritrovati in Francia e Spagna e raffiguranti impronte di mani, come prove di rituali macabri in epoca preistorica. Alle mani mancano uno o più dita. In alcuni casi non è presente unicamente un singolo segmento superiore. In altri, invece, non ci sono diverse dita.

In passato l’interpretazione dominante faceva riferimento a una sorta di idea artistica dei creatori delle pitture rupestri. In altri casi si è ipotizzato un problema medico delle persone del tempo, inclusa la congelazione. Il team guidato dall’archeologo Mark Collard, della Simon Fraser University di Vancouver, ha però spiegato come la verità potrebbe essere ben più raccapricciante: “Esistono prove convincenti che queste persone potrebbero aver avuto le loro dita amputate in maniera deliberata, durante rituali volti a chiedere aiuto a delle divinità”.

Collard ha citato alcuni esempi, come i Dani delle Highlands della Nuova Guinea: “Le donne, lì, hanno a volte una o più dita tagliate, dopo la morte dei propri cari. Crediamo gli europei facessero lo stesso tipo di cose in epoca paleolitica. I sistemi di credenze potrebbero essere stati diversi ma tale pratica è avvenuta in diversi momenti nella storia”.

Una dura critica

Alcuni anni fa sono stati pubblicati i primi documenti in favore di questa teoria. La reazione di numerosi altri scienziati è stata però durissima. Hanno infatti sostenuto che l’amputazione sarebbe stata catastrofica per le persone coinvolte. Questi soggetti mutilati non sarebbero stati in grado di far fronte alle durissime condizioni di vita del tempo. Per tale ragione si ritiene assurdo un sacrificio di questa sorta.

Collard ha così raccolto quanti più dati possibili, a sostegno della tesi dell’amputazione volontaria. Nel suo ultimo documento ha spiegato come ci siano oggi prove ancora più convincenti. I ritrovamenti in Spagna e Francia sono di due tipi, stampe e stencil. Nel primo caso una persona ha posto la propria mano nel pigmento, premendola contro un muro e creando un’impressione. Nel secondo caso sono stati creati degli stencil posizionando una mano su un muro, per poi dipingere il pigmento sopra, creando una precisa silhouette.

Mani con dita mancanti sono state trovate in quattro siti principali: grotte di Maltravieso e Fuente del Trucho in Spagna e grotta di Gargas e Cosquer in Francia. Guardando altrove, sono stati trovati più di 100 casi in cui tale pratica è comprovata. Una sorta di connessione culturale tra i popoli. Uno sviluppo di un’idea di sacrificio del singolo per il bene della comunità, in nome della divinità in questione, sviluppata autonomamente nel corso dei millenni: “Questa forma di automutilazione è stata praticata da gruppi provenienti da tutti i continenti abitanti. Viene ancora eseguita oggi, come possiamo vedere dal comportamento dai Dani”.