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Rovine antiche emerse dal fiume, ci stanno mandando un chiaro segnale Fonte foto: ANSA
SCIENZA

Rovine antiche emerse dal fiume, ci stanno mandando un chiaro segnale

Non è stato il lavoro certosino degli archeologi a far riemergere il ponte neroniano nel Tevere, ma qualcosa di molto più preoccupante

La scoperta di nuovi resti di popoli scomparsi, di antiche rovine o di mummie sepolte, di solito è un successo per la scienza, celebrato e raccontato. Ma non sempre è così, o almeno non lo è del tutto. A volte, qualcosa che riemerge dal terreno – o dall’acqua, come in questo caso – è un grido d’allarme.

La scoperta a Roma

Nella capitale italiana, luogo di ritrovamenti archeologici per eccellenza, in Italia e in Europa, sono emerse dal Tevere le fondamenta di un nuovo ponte, di solito impossibili da vedere perché perennemente sommerse.

Si tratta di un ponte neroniano, che prende quindi il nome dall’imperatore Nerone, che ha guidato Roma e tutto l’impero con il pugno di ferro nel I secolo, tra il 54 e il 68 d.C. Si trovava vicino – praticamente sotto – all’attuale ponte Vittorio Emanuele II, quello che collega il corso omonimo con Castel Sant’Angelo e il Lungotevere Vaticano.

In realtà non era stato Nerone a ordinarne la costruzione, ma il suo predecessore Caligola, per collegare il Campo Marzio a un suo Circo personale che si trovava vicino a dove oggi c’è il Vaticano. Nerone lo aveva rinnovato, e usato come parte della Via Trionfale.

È stato demolito nel 500 d.C., per impedire ai Goti di entrare a Roma e saccheggiarlo. Da allora ha riposato sotto le acque del Tevere, riemergendo solo in rare occasioni, quando il fiume della capitale raggiunge livelli troppo bassi.

Un segnale preoccupante

Il fatto che i resti del ponte neroniano siano emersi dalle acque del Tevere dovrebbe farci preoccupare: Roma e tutto il Lazio sono in allarme siccità, e il livello del fiume si è abbassato di ben sei centimetri in appena sei giorni, e non accenna ad arrestarsi. Livelli simili si sono visti solo poche volte in precedenza. Oggi il Tevere è profondo un metro e dodici centimetri, ma dovrebbe essere più del doppio: tra i quattro e i cinque metri e mezzo. Non è la prima volta che antiche rovine emergono da fiumi e laghi in secca per colpa della siccità: in Spagna è stato ritrovato un intero villaggio.

Il motivo è uno: non piove. A Roma non ci sono state precipitazioni per più di un mese: sono caduti dal cielo 162 millimetri di acqua, ma i livelli normali dovrebbero essere più del doppio.

La situazione è molto grave: il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, ha infatti proclamato lo stato di calamità naturale, con alcuni divieti e raccomandazioni ai cittadini e alle aziende per non sprecare acqua. Decisioni simili sono state prese in tutta Italia, perché ovunque è allarme siccità.

La situazione è molto grave anche nel Nord Italia, dove il Grande Fiume, il Po, è a rischio secca: non ha piovuto per mesi, e anche le riserve di ghiaccio e neve che avrebbero dovuto sciogliersi in primavera non hanno fatto la loro parte, perché non ha nevicato in inverno. Non è solo il Po, a livelli mai così bassi, a rischiare: ci sono anche i tanti laghi di montagna, da quelli più grandi e frequentati a quelli alpini: solo uno, per il momento, può dirsi salvo.

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