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La “scatola nera della Terra” registrerà la fine della civiltà

La scatola nera della Terra è un monolite costruito per registrare le ultime fasi della nostra civiltà: le popolazioni del futuro potranno imparare dai nostri errori.

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La scatola nera della Terra registrerà la fine della civiltà Fonte foto: IPA

Il progetto si chiama Earth Black Box, letteralmente “scatola nera della Terra”, ed è una enorme scatola indistruttibile costruita in una remota località della Tasmania allo scopo di registrare gli ultimi atti della civiltà che oggi popola la Terra.

Il progetto, frutto della collaborazione tra l’Università della Tasmania, un’agenzia di marketing ed un’agenzia di comunicazione, punta a registrare il maggior numero di dati possibili sullo stato di salute del pianeta con lo scopo di lasciare, all’eventuale civiltà futura che popolerà la Terra dopo di noi, le informazioni per ricostruire la fine della nostra.

La scatola nera della Terra

La scatola nera della Terra si presenta come un’affascinante installazione monolitica in acciaio che interrompe l’orizzonte desertico della pianura granitica su cui è stata collocata: nel mezzo del nulla proprio perché deve essere evidente, alle future civiltà che forse la intercetteranno, che è stata messa lì con uno scopo preciso.

Il grande monolite, che inevitabilmente porta la mente a quello di ‘2001: Odissea nello Spazio’, è costruito da una lastra di acciaio spessa quasi 8 centimetri e granito. Come ricorda Jonathan Kneebone, dell’agenzia di comunicazione The Glue Society, il grande strumento che registrerà la fine della nostra civiltà “è costruito per sopravvivere a tutti noi”: se anche dovesse accadere il peggio, continua Kneebone “questa cosa continuerà a stare qui”.

La scatola nera della Terra è un monolite d’acciaio che misura 10 metri di lunghezza per 4 di larghezza, ed è stato costruito in una remota area della Tasmania occidentale proprio per meglio servire al suo scopo. Per poter informare le civiltà del futuro, infatti, è necessario che il grande registratore sia messo in condizione di resistere ad ogni possibile sconvolgimento geologico o geopolitico: tra le location prese in considerazione c’erano, per farsi un’idea della stabilità ricercata dal progetto, Malta, il Qatar e la Norvegia.

Il monolite sta già registrando

Earth Black Box è un progetto senza fini di lucro che unisce l’approccio scientifico e l’espressione artistica del gruppo da cui nasce. Jim Curtis, dell’agenzia marketing BBDO, sottolinea l’importanza pratica del progetto, al di là delle varie suggestioni che un’installazione di tale portata è in grado di generare: “si tratta prima di tutto di uno strumento”, afferma Curtis.

Uno strumento costruito per registrare – in tempo reale – i dati relativi al clima della Terra: la scatola nera del pianeta registrerà quindi i livelli di CO2 presenti nell’aria, le temperature registrate negli oceani ed i livelli di consumo energetico del pianeta, ma non solo.

Per dare alle civiltà future la possibilità di uno sguardo d’insieme sulle “ultime fasi” del pianeta, oltre ai dati scientifici vengono registrate informazioni contestuali come i titoli dei giornali, i post social e le notizie dai grandi eventi relativi alla situazione climatica – a partire dalla recente COP26.

Gli enormi dispositivi di archiviazione di dati alimentati da pannelli solari montati sul tetto della struttura, che è ovviamente dotata anche di batterie, hanno già iniziato a collezionare i primi eventi: la scatola nera della Terra sta già registrando dati e messaggi da tutto il mondo, ed è in grado di registrare ininterrottamente per altri 30 anni almeno.

“Se dovesse esserci un disastro sulla Terra come risultato del cambiamento climatico” conclude Curtis “questo dispositivo indistruttibile sarà a disposizione di chiunque rimanga, in modo che possa imparare dai nostri errori”.

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