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Siamo nel pieno della sesta estinzione di massa sulla Terra Fonte foto: iStock
SCIENZA

Siamo nel pieno della sesta estinzione di massa sulla Terra

Secondo un gruppo di ricercatori abbiamo perso 260mila specie di molluschi negli ultimi 500 anni: la Terra è nel pieno della sua sesta estinzione di massa

Il nostro pianeta e i nostri ecosistemi vanno spesso incontro a grandi shock: aumenti o cali vertiginosi delle temperature, corpi estranei che impattano la Terra, grandi terremoti. Ultimamente, in questi shock c’è sempre più spesso la mano dell’uomo, che finisce per distruggere l’ecosistema che lo circonda.

Il più delle volte sono shock da cui il pianeta in qualche modo si riprende. Altre volte, però, l’impatto è più duraturo e si parla di estinzioni di massa. Secondo alcuni scienziati, in questo momento staremmo vivendo la sesta grande estinzione di massa della storia del pianeta.

Le estinzioni di massa

La prima grande estinzione fu nel periodo Ordoviciano, 443 milioni di anni fa: sulla Terra avevano cominciato a comparire i primi pesci vertebrati.

La vita poi riprese, i primi animali uscirono dall’acqua e diventarono più grandi: si trattava soprattutto di anfibi. Queste nuove specie andarono incontro a due estinzioni di massa, una meno "grave" 375 milioni di anni fa, e una alla fine del Permiano, 252 milioni di anni fa, che spazzò via la vita sulla Terra.

I sopravvissuti di adattarono al nuovo ambiente, e crebbero in dimensioni fino a diventare i dinosauri che tutti noi conosciamo. Circa 200 milioni di anni fa, il 76% di queste specie fu ucciso da un aumento della temperatura di 5°. Ma 66 milioni di anni fa, nel Cretaceo, ci fu l’estinzione di massa probabilmente più famosa: la cometa Chicxulub uccise tutti i dinosauri.

La "nostra" estinzione di massa

Com’è ovvio, non si può incolpare l’uomo per le precedenti estinzioni di massa: ancora non eravamo arrivati. Oggi, invece, l’uomo ha la sua parte di responsabilità.

È uno studio a cui hanno lavorato alcuni ricercatori, e che è stato pubblicato sulla rivista scientifica Biological Reviews: fino al 13% di tutte le specie di invertebrati si sono estinte negli ultimi 500 anni. I ricercatori ci lasciano anche un avviso: è sulle nostre spalle che giace il dovere di agire per evitare un declino catastrofico della biodiversità.

Ma non esistono organizzazioni o strutture che ogni anno ci avvertono delle specie che scompaiono o si estinguono? Sì, ci sono: questo per esempio era il loro report sul 2021. La più prestigiosa è l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, che stila una Lista Rossa delle specie a rischio.

Secondo i ricercatori, questa Lista Rossa è molto di parte: "quasi tutti gli uccelli e i mammiferi sono classificati in base ai criteri di conservazione e di conseguenza vengono attenzionati" scrivono nel loro studio. "Ma questo succede solo per una minima parte degli invertebrati". Se invece calcolassero anche gli invertebrati nei loro conteggi, i numeri supererebbero decisamente il tasso di perdita di specie animali oltre il quale si può parlare di estinzione di massa.

I ricercatori che si sono occupati di questo studio hanno anche portato una prova a supporto: uno studio del 2015 sui molluschi, secondo cui il 7% delle specie di lumache di terra si sono estinte dal 1500 a oggi.

Supponendo che questa cifra rappresenti i tassi di estinzione per tutti gli invertebrati non marini e che tali specie superino gli invertebrati marini di circa tre a uno, i ricercatori calcolano che tra il 7,5 e il 13% dei due milioni di specie di molluschi conosciuti sono ormai scomparsi. In numeri assoluti, questo equivale a un numero di estinzioni compreso tra le 150.000 e le 260.000, che è significativamente più alto di 882 specie di molluschi elencati come estinti dalla Lista Rossa.

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