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SCIENZA

Sembrano puntini luminosi insignificanti, ma stanno ossessionando gli scienziati

Agli occhi dei profani spesso le immagini spaziali sono affascinanti e basta, ma per un esperto possono cambiare tutto: è il caso di questi puntini luminosi

Quando osserviamo le immagini dello spazio fotografato dai grandi telescopi in orbita o sulla Terra spesso prevale l’emotività: ci sembrano bellissime e affascinanti, ma il più delle volte non siamo in grado di capire cosa stiamo osservando, a meno che non ci venga spiegato da un esperto.

È il caso di questi puntini luminosi, che ai nostri occhi sono insignificanti ma per un astronomo segnano un record molto interessante per la porzione nota dell’Universo.

Una stella da record

Questa volta la scoperta non viene da Hubble o da James Webb, ma da un telescopio ben ancorato a terra, in Cile: il Gemini South, che fa parte dell’omonimo Osservatorio internazionale. Questo gigante da 8 metri di diametro ha scattato la fotografia più nitida che abbiamo di alcuni puntini luminosi, che potrebbero passare come due stelle qualunque nell’immensità dell’Universo.

Ma non è così: uno di questi puntini è la stella R136a1, la più massiccia tra quelle che conosciamo. Fa parte dell’ammasso stellare R136, che a sua volta si trova al centro della Nebulosa Tarantola della Grande Nube di Magellano, una galassia nana compagna della Via Lattea in cui recentemente è stata fotografata una grande onda anomala spaziale. Siamo all’incirca a 160mila anni luce dalla Terra.

Le nuove osservazioni certificano che R136a1 ha tra 170 e 230 volte la massa del Sole: un vero e proprio gigante.

Uno studio importante

Come spesso accade, l’osservazione di questa stella non è fine a se stessa. Le sue dimensioni e il suo peso gettano un’ombra di dubbio su tutto quello che gli scienziati pensavano di sapere sulle altre stelle massicce, quelle che credevamo fossero molto pesanti. Per capirci, stiamo parlando di quelle che sono grandi 100 volte il nostro Sole, che a sua volta è 109 volte più grande della nostra Terra.

Di queste stelle di dimensioni quasi inimmaginabili gli astronomi non sanno proprio tutto: manca il tassello fondamentale di come si formano. Osservarle è infatti molto difficile, perché di solito si trovano in ammassi stellari molto densi, fittamente circondati da polveri e gas.

Sappiamo anche che stelle così grosse vivono una vita molto intensa, bruciando le loro riserve di combustibile molto in fretta: per questo di solito muoiono giovani, a pochi milioni di anni: il nostro Sole ha circa 5 miliardi di anni, per fare un paragone.

Ma perché lo studio di R136a1 aiuta a capirne di più sulle altre stelle giganti? Per calcolare la dimensione di una stella di solito si analizza la sua luminosità. Grazie a osservazioni precedenti gli scienziati pensavano che R136a1 fosse molto più grande, circa 320 volte la dimensione del Sole. Ma le nuove immagini hanno stabilito che nelle fotografie precedenti, meno nitide, la luminosità delle stelle vicine venisse calcolata come di R136a1. Questo potrebbe succedere anche per altre supergiganti.

Il telescopio Gemini South ha usato uno strumento che si chiama Zorro, che consente ai telescopi sulla Terra di eliminare l’effetto di sfocatura causato dall’atmosfera del nostro pianeta: in questo modo sono state scattate immagini molto più nitide di quelle di Hubble. Ma non pensate che il decano dei telescopi spaziali stia perdendo colpi: se Gemini South ha fotografato la stella più pesante, Hubble ha le immagini di quella più lontana.

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