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SCIENZA

Sono riusciti a entrare nei "sogni" di chi stava dormendo: ecco cosa hanno visto

Il sonno e i sogni sono importanti, ma cosa succede esattamente in queste fasi? Un gruppo di ricercatori ha analizzato il tutto con attenzione

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La nuova teoria sui sogni Fonte foto: 123RF

I sogni son desideri come ha insegnato a tante generazioni il cartone animato “Cenerentola” oppure qualcosa di più sofisticato? Stando a quanto riportato nella rivista specializzata “Journal of Neuroscience”, l’argomento può essere affrontato in modo ancora più approfondito. Si sta parlando di un articolo a cura del Center for Neurotechnology and Neurorecovery del Massachusetts General Hospital.

La domanda da cui sono partiti gli autori della pubblicazione è presto detta: da cosa dipendono i sogni e i ricordi, e soprattutto da cosa si formano? Il punto di partenza è stato quello degli animali da laboratorio su cui i ricercatori concentrano di solito le loro attenzioni. Non c’è nulla di avveniristico come la pubblicità inserita direttamente nel sonno, ma qualcosa di più complesso.

Gli scienziati si sono resi conto che il sonno di determinati animali è caratterizzato anche da un momento specifico, il cosiddetto “replay”. È come se la mente entrasse in funzione per accumulare una serie di informazioni e ricordarle nel corso del tempo. I neuroni degli animali analizzati si attivano sempre nello stesso ordine, così come hanno imparato fin dal primo momento. I sogni c’entrano eccome, visto che il meccanismo appena approfondito permette di rafforzare la memoria dei ricordi durante il sonno, una sorta di conversione di quello che il cervello immagazzina.

Il paziente oggetto della sperimentazione

Questo discorso è valido per gli animali, ma cosa succede invece negli uomini? Se lo sono chiesti anche i ricercatori del Center for Neurotechnology and Neurorecovery del Massachusetts General Hospital, visto che in caso di risposta affermativa si potrebbe dare il via a terapie speciali per quei pazienti che sono affetti da patologie neurologiche. Di teorie scientifiche sulla “composizione” dei sogni ce ne sono davvero tante, nel caso dello studio americano si è fatto affidamento su un 36enne tetraplegico. Questa persona non poteva muovere gambe e braccia a causa di una lesione del midollo spinale e si è deciso di analizzare il suo comportamento.

L’importanza della memoria

La sperimentazione sull’uomo ha consentito di coinvolgere professionisti di vario tipo, nello specifico ingegneri, neuroscienziati e clinici. Grazie a un apposito dispositivo che ha agevolato l’interfaccia tra computer e cervello, al paziente è stato chiesto di svolgere un esercizio legato alla memoria. Si è trattato di qualcosa di molto simile al gioco elettronico “Simon”: in quest’ultimo, un disco con quattro grandi pulsanti di colore rosso, blu, verde e giallo si illuminano casualmente e a ogni luce corrisponde una nota, da riprodurre poi nella giusta sequenza. Il 36enne ha potuto controllare lo schermo del computer pensando semplicemente il movimento della mano.

Tutti i segnali del cervello sono poi stati registrati e inviati a un apposito pc, oltre alla registrazione dell’attività cerebrale durante il sonno. L’uomo si è messo letteralmente a giocare a “Simon” anche mentre dormiva, sfruttando gli stessi schemi della situazione reale. Si è dunque molto vicini a comprendere cosa siano realmente i sogni e come si formino: il “replay” già citato in precedenza si verifica durante il sonno più profondo, di conseguenza serviranno altri studi dello stesso tipo per arrivare a conclusioni più approfondite. Saremo anche destinati a dormire sempre meno come accertato di recente, ma per lo meno ne sapremo di più sul mondo onirico.

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