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Sulle Alpi sta succedendo qualcosa di preoccupante, non è un buon segno Fonte foto: 123RF
SCIENZA

Sulle Alpi sta succedendo qualcosa di preoccupante, non è un buon segno

Un importante osservatorio meteorologico sulle montagne austriache certifica l'allarmante stato di difficoltà in cui si trovano le nostre montagne

In queste ultime ore stanno emergendo ancora resti o vestiti delle persone che si trovavano sulla Marmolada domenica scorsa, e che sono state uccise dal crollo di un enorme pezzo del ghiacciaio.

Intanto gli esperti, i meteorologi e le associazioni ambientaliste cercano di attirare l’attenzione, nostra e del mondo della politica, per farci capire che quello che è successo sulla Marmolada potrebbe presto diventare la normalità, sulle Alpi. Ma cosa sta succedendo?

I dati allarmanti dall’osservatorio austriaco

Quando dicono "presto", stavolta gli scienziati lo intendono in modo letterale, e con dei dati alla mano: nei prossimi giorni si scioglierà tutta la neve sulle Alpi austriache.

Sono dati forniti dall’osservatorio meteorologico di Sonnblick, in Austria, quello che si trova all’altitudine maggiore in tutto il mondo. Si trova su una montagna da cui prende il nome, che è alta 3106 metri: sulla sua cima, la neve si sta sciogliendo con un mese di anticipo.

È un cosiddetto "monte glaciale", che cioè rimane innevato per tutto l’anno: solo in due occasioni la neve si era sciolta del tutto. Una volta nel 1963, e poi nel 2003, l’estate da record che tutti ricordiamo come fenomeno isolato. Ma in quelle occasioni lo scioglimento completo era avvenuto ad agosto.

Quest’anno la situazione è diversa, e decisamente più allarmante: potrebbe non esserci più neve già entro la metà di luglio. I ricercatori dell’osservatorio hanno misurato i ghiacciai e la neve, e hanno scoperto che lo scorso 30 giugno la neve era alta solo 39 centimetri. Un dato ancora più sconvolgente se lo paragoniamo alla media stagionale che è di 3,7 metri. L’anno scorso era di 3,6 metri.

Come stanno i ghiacciai alpini

Sono stati molti gli scienziati che negli ultimi anni hanno certificato lo scioglimento delle nevi e di quelli che pensavamo fossero ghiacciai perenni. Un team di ricerca in particolare, composto da persone dell’EHT di Zurigo e dell’Università di Tolosa, in Francia, ha mappato tutti i ghiacciai del mondo, e ha confermato che tutti si stanno ritirando, e a velocità allarmanti. Un dato che abbiamo verificato spesso, e nei posti dove meno ce lo saremmo aspettato: ai ghiacciai dell’Everest ci sono voluti millenni per formarsi, ma solo 25 anni per scomparire.

Sembra però che la situazione più tragica sia in Alaska, in Islanda e sulle nostre Alpi. Da fine Ottocento a oggi, sono 200 i ghiacciai alpini che sono scomparsi, lasciandosi dietro rocce e detriti, che nel corso dei secoli sono diventati boschi.

Il Comitato Glaciologico Italiano nel 1958 contava 530 km2 di ghiacciai sulle nostre Alpi: nel 1927 erano ancora di più. Oggi ne sono rimasti meno di 360, e sono in rapido scioglimento. E sono anche estremamente frammentati e isolati: non esistono più grandi ghiacciai, e gli unici che superano i 10 km2 sono quello di Forni sullo Stelvio, il Miage sul gruppo del Monte Bianco, e il complesso Adamello-Mandrone che si trova tra Lombardia e Trentino.

Anche il ghiacciaio più meridionale d’Europa, quello del Calderone nel massiccio del Gran Sasso, in Abruzzo, e quindi sugli Appennini, si sta ritirando. Si trova a 2912 metri, e ha ottenuto questo titolo dopo che si è completamente sciolto il ghiacciaio della Sierra Nevada in Spagna.

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