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SCIENZA

Scatta l'allarme, Alpi e montagne si stanno trasformando: cosa succede

Sulle Alpi c'è sempre meno neve, con la vegetazione che avanza in modo preoccupante: tutta colpa dei cambiamenti climatici degli ultimi 38 anni

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Le Alpi hanno sempre meno neve Fonte foto: 123RF

Le Alpi non sono più quelle di un tempo. Una ricerca scientifica condotta dalle università svizzere di Losanna e Basilea ha approfondito gli ultimi 38 anni di cambiamenti che hanno riguardato appunto diverse montagne. La conclusione è stata eloquente: c’è sempre meno neve e non si tratta di un dettaglio da sottovalutare.

Di recente ha destato scalpore la neve rossa provocata da un’alga, peccato che sulle Alpi non ce ne sia nemmeno di questo colore. In poche parole, queste vette sono caratterizzate ormai da una vegetazione sempre più folta, con poco spazio per il bianco. L’evoluzione geografica è emersa chiaramente anche dalle osservazioni dei satelliti, ma cosa è successo di preciso?

In base allo studio che è stato pubblicato sulla rivista “Science”, la vegetazione alpina ha subito modifiche profonde nel giro di meno di quattro decenni. Per capire meglio il fenomeno, la “linea” creata dagli alberi di queste montagne si è spostata verso l’alto nel 77% della catena alpina complessiva. In futuro, poi, ci potrebbe essere un ulteriore innalzamento, come sottolineato dagli esperti. Il problema non è di poco conto soprattutto per la biodiversità che è sottoposta a una pressione importante, di conseguenza la già citata “linea degli alberi” dovrà essere monitorata con la massima attenzione.

Il periodo temporale preso in esame

Quando si parla di questa linea, si intende il confine oltre cui ad alta quota la vegetazione è sempre più povera, per non dire scarsa. Non è la prima volta che viene effettuata una ricerca del genere, anche se in passato non c’erano mai stati i dettagli che invece gli atenei elvetici hanno fornito. I cambiamenti presi in esame per studiare le Alpi sono stati quelli avvenuti tra il 1984 e il 2021: un po’ come sta avvenendo al Polo Nord, il verde ha iniziato a prendere pericolosamente il sopravvento. Una situazione non molto diversa, tra l’altro, è quella del ghiacciaio del Gran Sasso, ormai ridotto di ben 65 punti percentuali.

Habitat e animali

Le conseguenze di quanto sta avvenendo nelle Alpi svizzere potrebbero essere gravi. C’è già chi parla di un imminente scioglimento del permafrost, il terreno tipico di diverse zone fredde in cui il suolo è costantemente ghiacciato. Come se non bastasse, le ripercussioni sono destinate a riguardare gli habitat, gli animali e le piante tipiche della zona alpina. La preoccupazione è che l’economia delle zone alpine ne risenta in modo pesante, a partire dal turismo. Come rimarcato dagli autori dello studio, la vegetazione alpina sta letteralmente colonizzando le nuove aree, di conseguenza è diventata fitta e alta.

L’evoluzione delle precipitazioni nevose nei 38 anni presi in esame e i più lunghi periodi di vegetazione hanno fatto la differenza, con l’aumento delle temperature che viene additato come responsabile principale. Non va nemmeno dimenticato come le piante alpine siano ormai in grado di resistere a condizioni ambientali sempre più estreme. La ricerca svizzera è l’ulteriore conferma che il riscaldamento globale è una minaccia che non deve essere messa in secondo piano. Oltre ai problemi delle montagne, anche il mare non se la passa bene con temperature fin troppo elevate e la biodiversità seriamente a rischio.

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