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La Terra ha una scadenza, quando le temperature impazziranno: la data di non ritorno

Caldo a livelli record, con gravissimi rischi per la popolazione a diverse latitudini della Terra: uno studio prevede scenari a dir poco allarmanti.

Non è un segreto come il cambiamento climatico stia influenzando la vita sulla Terra. Basti pensare all’estate calda e alle temperature altissime registrate quest’anno, non solo in Italia ma anche nelle regioni più a rischio a ridosso dei tropici. Una situazione che degenera sotto i nostri occhi e che, a detta di un recente studio pubblicato su Nature, si avvicina sempre più al punto di non ritorno. Previsioni tutt’altro che rosee.

Quando le temperature impazziranno, lo studio

Le temperature impazziranno e ormai questa è una certezza. Era facile ipotizzare uno scenario simile, visti gli ultimi cambiamenti in fatto di meteo e temperature, ma a confermarlo adesso è uno studio pubblicato su Nature lo scorso 25 agosto, nel quale un team di scienziati ha esaminato i modelli climatici a varie latitudini del Pianeta, combinando questa analisi ad altri fattori determinanti: crescita della popolazione, modelli di sviluppo economico e anche modelli energetici.

Uno studio complesso che, però, ha consentito agli studiosi di giungere ad alcune previsioni piuttosto precise su come questi fattori in concerto influenzeranno i livelli dell’indice di calore e il rapporto calore-umidità da qui a poche decine di anni. E i risultati non sono dei più rassicuranti: non solo regioni già fortemente a rischio come i Tropici, l’India e il Sahel (in Africa) ma anche luoghi a medie latitudini come gli Stati Uniti d’America affronteranno un vertiginoso innalzamento delle temperature e aumenteranno sempre più i giorni (si parla di un raddoppio, addirittura) con livelli di calore e umidità tali da mettere seriamente in pericolo la popolazione. E tutto ciò accadrà entro il 2050, quindi in poco meno di trent’anni.

I rischi per la popolazione

Come ha spiegato David Battisti, Professore di Scienze dell’Atmosfera presso l’Università di Washington nonché co-autore dello studio, quando si effettua un’analisi del genere entrano in gioco i fattori sopracitati. Tuttavia contribuiscono a influenzare i risultati anche alcune variabili, che dipingono un alone di incertezza per quanto riguarda le previsioni su temperature e calore. Prima di tutto la quantità di CO2 prodotta dalla popolazione, che dipende dai modelli energetici adottati da ciascun Paese, dalla crescita demografica e da quella economica, e poi anche l’aumento delle emissioni di gas serra e il conseguente surriscaldamento globale.

Alla luce di tutto questo, il team di scienziati ha provato a prevedere gli scenari determinati da tutti questi fattori da qui alla fine del secolo, calcolando come aumenterà l’indice di calore nelle diverse aree del globo e concentrandosi principalmente sui due livelli più rischiosi per la salute: "pericolosamente alto" ed "estremamente pericoloso". Secondo il National Weather Service, è da considerarsi "pericoloso" un indice di calore di 39,4°C, mentre è "estremamente pericoloso" un indice di calore di 51,7 °C.

Le temperature medie sono già aumentate, ma ancora non hanno raggiunto valori "estremamente pericolosi". Almeno per ora: quando ciò accadrà la popolazione sarà a forte rischio di esaurimento o stress da calore, un problema che non va affatto sottovalutato. Non si tratta di una condizione di per sé mortale a livelli "pericolosamente alti", con sintomi come stanchezza, nausee, affaticamento muscolare e perfino svenimenti e perdita dei sensi. Tuttavia, raggiungendo valori "estremamente pericolosi" questa reazione patologica a temperature troppo alte e insopportabili per l’organismo, potrebbe avere conseguenze ancor più gravi sulla salute dell’uomo.

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