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SCIENZA

Scoperto a Trapani un frammento di testo antico del Corano

Ritrovato un frammento antichissimo del Corano: si tratta della testimonianza più antica della Sicilia islamica

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Corano Fonte foto: 123RF

Una scoperta che ha dell’incredibile è avvenuta all’interno dell’Archivio storico diocesano. Rinvenuta una pergamena che getta una luce inaspettata sulla dominazione araba in Sicilia. Rappresenterebbe addirittura la più antica testimonianza manoscritta di questo periodo.

Un frammento della Sicilia islamica

Stando a quanto proposto dagli studi dell’Università di Milano, siamo dinanzi alla più antica testimonianza manoscritta islamica della Sicilia. Nel dettaglio parliamo di un foglio di pergamena, rinvenuto nel 2010. Posto in una legatura custodita presso l’Archivio storico diocesano di Trapani.

Tornata alla luce grazie al riordino scientifico a cura della vicedirettrice Stefania La Via. Impegnato in questo compito il gruppo di archivisti della Diocesi. Possiamo definire concluso un lunghissimo e complesso progetto di ricerca, che ha visto coinvolti anche degli studiosi dell’Università Statale di Milano, così come del Museo San Rocco di Trapani e dell’Archivio Diocesano.

Il foglio contiene un antico frammento del Corano. Sorprende a dir poco che sia stato sfruttato al tempo come copertura di un registro di annotazioni matrimoniali. Il documento protetto risale alla prima metà del XVI secolo, connesso al territorio di Calatafimi. Già a partire dal 2011 si era tentato di saperne di più in merito, in occasione della riapertura al pubblico dell’Archivio. Uno studio più approfondito è stato però avviato unicamente nel 2021. Fondamentale l’interessamento di Paolo Barresi, dell’Università Kore di Enna, così come di Michele Giacalone, presidente dell’associazione Amici del Museo San Rocco. È stato così invitato a Trapani, al fine di esaminare accuratamente il reperto, Giuseppe Mandalà, ordinario di Storia dei Paesi islamici dell’Università Statale di Milano.

La risposta degli esami

Tale processo ha portato a un esame paleografico della scrittura in caratteri cufici. Stando allo stile del prezioso e antichissimo reperto, così come alle sue generali caratteristiche, il professore Mandalà lo ha identificato. L’esperto lo reputa un raro frammento di Corano e la sua datazione si aggira tra il IX e il X secolo.

Lo si attribuisce, possibilmente, all’epoca araba della Sicilia. Una fase della quale restano rarissime testimonianze scritte. Ecco le parole di Mandalà: “Il foglio contiene dei versetti della sura delle Api (Corano XVI: 8-11). Si tratta di una delle più antiche testimonianze manoscritte del libro sacro dell’Islam presenti in Sicilia, di per sé alquanto rare. Si aggiunge al ‘Corano di Palermo’, manoscritto datato al 372 dalla Ègira (982-983 dopo Cristo), sicuramente di origine siciliana, oggi, in gran parte, conservato a Istanbul“.

Sono stati prelevati dei campioni di pergamena dal frammento, al fine di sottoporli ad analisi scientifiche in laboratori specializzati. Ciò presso l’Università di Cambridge. Le investigazioni genetiche hanno confermato la natura di pelle di pecora. Il frammento è ancora sotto studio, attualmente, e non è stato catalogato. Gli esiti dettagliati delle numerose analisi saranno a breve pubblicati in uno studio, destinato a una rivista specializzata.

Ecco le parole di monsignor Liborio Palmeri, direttore dell’Archivio diocesano: “Si tratta di una testimonianza dal valore storico straordinario. Arricchisce il patrimonio culturale della Diocesi di Trapani e della città. In questa affascinante vicenda paleografica, il nostro Archivio mostra la sua competenza. Questa travalica il confine del lavoro ordinario. L’auspicio è che un giorno tale reperto possa essere offerto alla fruizione di un vasto pubblico, in sicurezza”.

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