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Perché Titano, luna di Saturno, è uno dei luoghi più promettenti dove cercare la vita oltre la Terra

Una scoperta amara su Titano, luna di Saturno. Le chance di vita extraterrestre sono oggi minori, ma non è detta l'ultima parola

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L’uomo continua nella propria ricerca della vita oltre la Terra. Da questo punto di vista, Titano, che è la più grande luna di Saturno, rappresenta uno dei luoghi più interessanti. Ciò perché vanta un vastissimo oceano sotterraneo, che lascia ben sperare gli studiosi per una o più forme di vita aliene, anche se ben distanti da quelle nei film, in termini di organismo sviluppato.

Vita aliena su Titano

Purtroppo per il mondo della scienza e tutti i terrestri speranzosi, le chance di riuscire a individuare vita aliena nel nostro Sistema Solare si sono ridotte. Ciò è avvenuto in maniera drastica dopo la pubblicazione di un nuovo studio.

La luna di Saturno, Titano, rappresentava la grande speranza degli astrobiologi per riuscire a individuare forme di vita extraterrestri. Ciò grazie al suo enorme oceano di acqua liquida, che è stato sepolto sotto uno strato impressionante di ghiaccio. Per capire quanto mastodontico sia, basti pensare che il suo spessore può raggiungere i 170 km.

La superficie di Titano è molto ricca di composti organici, il che lasciava ben sperare per l’emergere della vita. Il nuovo studio, però, ha evidenziato un chiaro ostacolo alle chance d’incontro tra elementi per la nascita di una biosfera. Un limite che potrebbe riguardare anche le altre lune con oceani sotterranei della Via Lattea.

Acqua non vuol dire vita

Un team internazionale di ricercatori, guidato da scienziati canadesi dell’Università dell’Ontario Occidentale, ha collaborato con i colleghi del Jet Propulsion Laboratory della NASA, così come il Dipartimento di Ecologia e Biologia Evoluzionistica dell’Università dell’Arizona, la Scuola di Ingegneria di Bilbao – Università dei Paesi Baschi/Euskal Herriko Unibertitatea e altri istituti.

Tutti loro hanno spento gli entusiasmi della comunità scientifica. Dopo aver condotto varie simulazioni, al fine di calcolare la quantità di materiale organico presente sulla superficie di Titano che potesse essere trasportata nel suo oceano sotterraneo.

Quest’ultimo ha un volume 12 volte superiore a quello di tutti gli oceani della Terra. I team si sono concentrati soprattutto sulla glicina, il più semplice degli amminoacidi, che è fondamentale per la sintesi delle proteine.

Si è proceduto al calcolo del tasso di trasferimento dalla superficie all’oceano, sfruttando i crateri da impatto generati dalle collisioni di comete ricche d’acqua. Tenendo conto dei tassi d’impatto sulla superficie della luna, la docente di astrobiologia del Dipartimento di Scienze della Terra, Catherine Neish, coordinatrice dei ricercatori, ha evidenziato come appena 7.500 kg di glicina possano finire nell’oceano sotterraneo. Un quantitativo insignificante, di certo non in grado di sostenere la vita.

Ecco le parole di Neish: “In passato le persone spesso davano per scontato che l’acqua fosse uguale alla vita. Trascuravano però il fatto che la vita ha bisogno di altri elementi, in particolare del carbonio. Glicina pari alla massa di un elefante, in un oceano 12 volte il volume di quelli terrestri, non è sufficiente a garantire la vita”.

Discorsi simili potrebbero riguardare anche Europa ed Encelado, lune del Sistema Solare con oceani sotterranei. Non è però detta l’ultima parola, anche se l’entusiasmo di un tempo si è un po’ spento. Non è da escludere che le molecole organiche possano raggiungere l’acqua in altro modo, ovvero dall’interno del pianeta e non dalla superficie. Ad oggi però si tratta di mere ipotesi. Sotto quest’aspetto, missioni future come Dragonfly saranno preziosissime per confermare o smentire tutto ciò.

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