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Il nuovo nome di Twitter è un grosso problema

Si fa presto a dire X: il miliardario Elon Musk potrebbe presto pagare molto caro il nome scelto per il "rebranding" di Twitter, che è già stato brevettato dal suo acerrimo nemico

Alzi la mano chi sa come si chiamano i tweet da quando Twitter si chiama “X“. Questo è solo uno dei tanti problemi che il cambio di nome sta portando al social, di sicuro il meno grave di tutti. In molti potranno pensare che sia qualcosa di normale, che succede a tutte le aziende quando fanno un “rebranding“, e in parte è certamente vero, ma secondo i primi calcoli dei due giornalisti di Bloomberg Aisha Counts e Jesse Levine il cambio di nome rischia di far perdere diversi miliardi di valore al brand (ex) Twitter.

Come se non bastasse, salta fuori che Elon Musk non ha controllato affatto bene se il brand “X” fosse realmente libero o se, al contrario, già qualcun altro lo aveva registrato per un social network. E indovinate chi lo aveva registrato, già nel lontano 2019?

Ci può essere una sola X

Prima che Twitter diventasse X, non esisteva nessun social che avesse quel nome. Ma ciò non vuol dire che quel nome fosse utilizzabile da Elon Musk: al contrario, era già stato depositato nel 2017, e registrato nel 2019, presso lo United States Patent and Trademark Office (USPTO), cioè l’ufficio brevetti americano.

A registrare quel nome è stata Meta, casa madre dei social Facebook, Instagram e, adesso, anche Threads. Il logo registrato è una X stilizzata formata da due parentesi angolate opposte (><), una bianca e una azzurra.

La descrizione del brevetto è stata più volte aggiornata e, oggi, include di tutto e di più: con il nome X, infatti, Meta potrà chiamare un software interattivo che permette di scambiare messaggi, foto, video, file e molto, molto altro. Come sempre, infatti, le aziende registrano brevetti molto generici per tenersi le mani libere e poter modificare nel tempo il servizio senza perdere il diritto a usare il nome.

Diritto, però, che la X Corp. di Elon Musk a quanto pare non ha, ma la Meta di Mark Zuckerberg sì. Il famoso incontro di lotta tra i due miliardari, quindi, potrebbe presto essere sostituito da uno scontro in tribunale dei rispettivi avvocati.

X non è un nome comodo

Cause legali a parte, che se ci saranno vi racconteremo, resta il fatto che il nome X è tutt’altro che comodo. Effettivamente nessuno sa ancora come dovranno essere ribattezzati i tweet, ma forse resteranno tweet e basta.

C’è, però, un problema ben più grosso da risolvere nei paesi in cui si parla inglese: quello dei video su Twitter, cioè dei “Twitter Videos“. Ora, provate a togliere “Twitter” da “Twitter Videos” e a sostituirlo con la “X“, ma non cercatelo su Google se siete in compagnia, specialmente di minori.

Il nome “Xvideos“, infatti, è quello di uno dei maggiori portali di video pornografici attualmente online e la cosa non è sfuggita affatto ai frequentatori di X/Twitter, tanto che “Xvideos” è stato trending topic per diverse ore.

Il problema, però, è che se un minore cerca qualcosa su Google aggiungendo la chiave “x video” è molto probabile che finisca per navigare sul sito porno. E questo non è il massimo per una piattaforma che afferma di voler lottare contro i bot che spammano porno, come X/Twitter.

Occupazione abusiva della strada

Infine, un aneddoto che racconta molto del carattere di Elon Musk e del suo modo di fare impresa. Il 24 luglio, poco dopo l’annuncio del nuovo nome di Twitter, Elon Musk ha fatto chiamare una ditta per far rimuovere il vecchio nome dall’insegna apposta sul muro della sede di Twitter, a San Francisco.

Il problema, però, è che né Twitter né la ditta che è venuta con il cestello sotto la sede avevano chiesto l’autorizzazione alla Polizia Locale per farlo e, di conseguenza, i lavori di rimozione del nome sono stati bloccati, in attesa che l’azienda facesse regolare richiesta di permesso.