zoom Fonte foto: Ink Drop / Shutterstock.com
APP

Zoom, la crittografia solo per chi paga

La crittografia end-to-end per le videochiamate sarà disponibile solo agli utenti premium di Zoom. La conferma arriva dal CEO dell'azienda

Alla fine è stato confermato anche dal CEO di Zoom, Eric Yuan: l’ormai famosissima app di videoconferenze non avrà la crittografia end-to-end sugli account gratuiti, ma solo su quelli a pagamento. E, secondo Yuan, tutto ciò dipende dalla volontà dell’azienda di non avere problemi con l’FBI.

Solo chi vorrà pagare per un account Zoom Pro, Business o Enterprise, quindi, avrà la certezza che le proprie comunicazioni tramite l’app non possano essere intercettate. Tutti gli altri, al contrario, potrebbero esserlo ma solo se le autorità lo richiederanno. O solo se un hacker gli ha bucato il computer (o i server di Zoom, a dirla tutta). Secondo Eric Yuan, però, la minore sicurezza dei singoli utenti aumenterà la sicurezza dell’intera piattaforma perché terrà alla larga una gran quantità di utenti decisamente sgraditi, come i pedofili, che in passato hanno usato Zoom per trasmettere materiale assolutamente illegale e pericoloso.

Perché Zoom non offre la crittografia gratis

La scelta di Zoom è controcorrente rispetto a tutti gli altri competitor che, al contrario, offrono qualche forma di cifratura dei flussi audio-video generati dalle rispettive app. Durante un meeting con gli investitori, preoccupati proprio per il crescere degli episodi percicolosi all’interno di Zoom, Eric Yuan ha spiegato che l’azienda vuole collaborare con l’FBI e le altre autorità ed evitare che Zoom sia usata dai criminali per le loro comunicazioni illecite. Il riferimento, evidente, è alla guerra in corso tra Apple e l’FBI per lo sblocco della crittografia degli smartphone di alcuni sospetti criminali. Solo che Apple è un colosso e si può permettere di tenere testa persino al Governo americano, Zoom no.

Le pressioni cinesi

Ma non c’è solo il Governo americano dietro la decisione di Zoom, c’è anche quello cinese. In un post pubblicato ieri sul suo blog ufficiale Zoom rende noto che la Cina ha chiesto, tra fine maggio e inizio giugno, di bloccare quattro grandi meeting pubblici di commemorazione dell’anniversario delle proteste di Piazza Tienanmen del 4 giugno 1989. Zoom ha risposto che non aveva intenzione di bloccare i meeting e non lo ha in effetti fatto. Ma il diavolo sta nei dettagli: “Non cediamo alcuna informazione sugli utenti o sul contenuto dei meeting al Governo cinese. Non inseriamo alcuna backdoor che permetterebbe a qualcuno di entrare in modo invisibile in un meeting“, per spiare ovviamente. Ma, oggi si sa anche questo, Zoom non applica la crittografia ai meeting gratuiti. Come dire: se ne lava le mani.

© Italiaonline S.p.A. 2020Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963