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SCIENZA

Allerta clima, dove le case rischiano di essere sommerse: c'è una data

Il clima del nostro pianeta è destinato a diventare sempre più "pazzo", come emerso da un recente studio sui rischi di inondazione per le case

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Il mondo Disney ci ha insegnato che in fondo al mare tutti sono allegri e spensierati, ma le certezze de “La Sirenetta” sono messe in serio dubbio dall’ultima ricerca di Climate Central, un’organizzazione senza scopo di lucro americana che compie studi e pubblica informazioni riguardanti il “comportamento” del clima. Che cosa è emerso di preciso da questa analisi?

Già nei giorni scorsi era stato lanciato l’allarme per il progressivo innalzamento del livello del mare, con il 2100 come data spartiacque (è proprio in caso di dirlo). Stavolta si è andati oltre: si è capito che immobili, edifici e altre strutture di ogni tipo verranno letteralmente sommersi nel momento in cui le maree cominceranno a invadere le aree più sviluppate del globo.

In base a quanto accertato da Climate Central, nei prossimi 30 anni saranno quasi due milioni gli ettari che finiranno sott’acqua. Si tratta di una dimensione spaventosa e che corrisponde più o meno all’intero Stato americano del Connecticut. I danni economici, poi, sarebbero quantificabili in ben 35 miliardi di dollari. Le alluvioni faranno dunque sul serio nel 2050 e il fatto che potranno raggiungere così facilmente l’entroterra non rassicura di certo. I ricercatori si sono concentrati, in particolare, sugli Stati Uniti, sottolineando come la Louisiana potrebbe essere tra le zone più colpite in assoluto, con circa un milione di ettari sommersi.

Il clima è sempre più “pazzo”

In questo stesso Stato, poi, c’è una località che deve cominciare a tremare, vale a dire Terrebonne, visto che il 77% della sua superficie è destinata ad essere inondata per via del clima impazzito. Non andrà meglio alla Carolina del Nord con il 27% della superficie a rischio inondazione (sempre entro il 2050). Di conseguenza il mare del futuro non sarà solamente contaminato come non mai, ma anche pericoloso e devastante. Perché i ricercatori di Climate Central si sono soffermati proprio sul 2050? La spiegazione è più semplice di quello che si potrebbe immaginare.

Come bisogna intervenire

Secondo quanto riferito dagli stessi autori dello studio sul clima, è altamente improbabile che i modelli di riscaldamento globale che stiamo “sperimentando” oggi subiranno delle modifiche nel corso dei prossimi decenni. La fine del secolo, invece, potrebbe essere interessata da qualche svolta positiva, a patto che le emissioni globali di anidride carbonica (e non solo) inizino a diminuire. Si è cercato, tra l’altro, di immaginare quello che potranno fare le comunità locali in caso di inondazioni progressive. Lo scenario più probabile è quello del trasferimento dei residenti in zone lontane dalla costa, oltre all’innalzamento delle strade per evitare che l’acqua abbia la meglio.

Si può ben immaginare come queste misure siano piuttosto costose, pianificare da questo punto di vista non è nemmeno semplice e bisogna muoversi per tempo. Il mare può nascondere meraviglie di ogni tipo, però le case e i palazzi dovrebbero rimanere sopra il suo livello. Un ultimo dato della ricerca di Climate Central fa riflettere. Entro il 2100, gli ettari sommersi per via del clima sempre più “folle”, saranno più di 3,5 milioni, un po’ come l’intera area del New Hampshire. L’equivalente in termini economici degli edifici sott’acqua sarà pari a 109 miliardi di dollari, stavolta vale come non mai il detto “uomo avvisato, mezzo salvato”.

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