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Apple cambia tutto ma avverte: dal 1° marzo tutti a rischio

Costretta a rispettare i nuovi obblighi del DMA in Europa, Apple vuole continuare a trattenere commissioni sulle app e avverte i suoi utenti: gli iPhone saranno meno sicuri

apple app store Fonte foto: Tada Images / Shutterstock

Con un comunicato stampa, curiosamente pubblicato solo nella sua newsroom per la Germania e in quella per gli USA, il colosso della tecnologia Apple descrive in modo dettagliato cosa succederà a partire dal 1° marzo in Europa ai suoi iPhone. In quella data, infatti, entreranno in vigore i nuovi obblighi derivanti dal Digital Markets Act europeo, un regolamento che Apple definisce in modo quasi esplicito come pericoloso per i suoi utenti europei.

In diversi passaggi del comunicato stampa, infatti, Apple ribadisce con insistenza che dall’applicazione del DMA arriveranno solo rischi e problemi per gli utenti e nessun vantaggio. Apple, in sostanza, non l’ha presa affatto bene e, d’altronde, non poteva essere diversamente visto che con il DMA rischia di perdere parecchi miliardi l’anno di fatturato.

iPhone: cosa cambia da marzo

Come abbiamo più volte spiegato sulle nostre pagine, il DMA obbliga (anche) Apple ad aprire il suo ecosistema, permettendo agli utenti di scaricare le app anche da altri store, diversi dall’App Store ufficiale.

Oggi Apple trattiene una commissione tra il 15% e il 30% su ogni transazione economica che avviene sul suo App Store, ma anche su quelle che avvengono all’interno delle app scaricate dall’App Store.

Si tratta di una montagna di soldi, un enorme flusso di cassa che sparirà da un giorno all’altro su tutto il mercato UE, rappresentando un duro colpo per i bilanci di Apple. Ma Apple ha già una mezza soluzione al problema.

Solo app store certificati

Il DMA impone ad Apple di aprirsi ad altri store, ma non di accettarli tutti. Apple approfitta di questo dettaglio della normativa per selezionare i negozi di app autorizzati.

Su questi app store certificati e autorizzati da Apple potranno essere pubblicate solo app crittografate e firmate da Apple. Ogni euro che passerà da questi store e dalle relative app, inoltre, sarà tracciato da Apple tramite delle apposite API (application programming interface, dei pacchetti di codice da inserire in ogni app obbligatoriamente).

Su queste transazioni economiche Apple continuerà a trattenere una commissione, ma sarà inferiore: tra il 10% e il 17%. Inoltre, per ogni app scaricata dai nuovi store gli sviluppatori dovranno pagare ad Apple una vera e propria tassa da 50 centesimi di euro, chiamata Core Technology Fee (CTF).

Questa tassa andrà pagata anche se l’app è gratuita e ciò vorrà dire due cose: o spariranno le app gratuite per iOS, oppure alcuni sviluppatori dovranno distribuirle in perdita e poi cercare di recuperare i soldi tramite la pubblicità o altri metodi.

La sicurezza dei nuovi app store

Nel comunicato stampa in cui Apple annuncia l’apertura agli store di terze parti per rispettare il DMA europeo la parola “risk, cioè rischio, compare 22 volte. A Cupertino non potevano essere più chiari nel dichiararsi contrari a questo obbligo.

Apple parla apertamente di un maggior rischio di diffusione dei malware, delle truffe online e di una minore privacy per gli utenti, ma afferma anche che continuerà a controllare le app e ciò che fanno, anche se l’efficacia dei controlli sarà inferiore per le app che non provengono dal suo App Store (nulla cambia, invece, per le app scaricate dall’App Store).

Il meccanismo principale attraverso cui Apple continuerà a controllare le app scaricate da altri store sarà la nuova “notarization“, un mix di controlli automatici e revisione da parte di programmatori umani, in cerca di virus, backdoor e altri pericoli per l’utente.

Prima dell’installazione delle app da altri store, inoltre, gli iPhone mostreranno una schermata contenente informazioni sullo sviluppatore e l’app, provenienti proprio dal processo di notarizzazione.

Cosa dirà la UE

Molto probabilmente ciò di cui stiamo parlando sarà solo il primo step di un lungo cammino al termine del quale Apple e la UE troveranno il modo di andare di pari passo.

E’ molto improbabile, infatti, che il Commissario Europeo al Mercato interno, Thierry Breton, e quello alla Concorrenza, Margrethe Vestager, si accontentino di queste misure e si ritengano soddisfatti di come Apple ha intenzione di implementare il DMA.

Continuare a trattenere una commissione anche dalle app non scaricate dal suo App Store potrebbe essere considerato ancora un abuso di posizione dominante. Chiedere 50 centesimi per il download di un’app gratuita sembra una palese penalizzazione.

Il processo di notarizzazione comporterà, giocoforza, dei ritardi nella pubblicazione delle app e questo potrebbe rendere svantaggioso per uno sviluppatore pubblicare la sua app su store alternativi.

Gli aspetti controversi di questo modo di applicare la normativa europea, insomma, sembrano ben più di quelli lineari e pacifici. Ma, soprattutto, non si vede alcun vantaggio per l’utente finale da questo modo di aprirsi al mercato, motivo per cui ci aspettiamo che il braccio di ferro tra Apple e la UE continui ancora almeno per tutto il 2024.