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SCIENZA

Aurora boreale in Italia: svelato il mistero delle luci rosse

Una rarissima aurora boreale rossa ammirata anche in Italia: ecco com'è nata, i motivi del colore e i dubbi della scienza

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Aurora boreale rossa in Italia Fonte foto: 123RF

Un grandioso spettacolo è stato visibile dall’Italia domenica 5 novembre. Nei cieli del Nord del nostro Paese è apparsa, di colpo, un’aurora boreale. Un fenomeno a dir poco raro a queste latitudini. Una sola ora di meraviglia assoluta, apprezzabile soprattutto nelle aree al di fuori dei grandi centri urbani, dove l’inquinamento luminoso è minimo se non assente.

In tanti si sono però chiesti il motivo del suo particolare colore: rosso. Ciò avviene, spiegano gli esperti, quando la tempesta geomagnetica generata dalle particelle, giunte dal Sole, stimola gli atomi di ossigeno che si trovano a 400 km di quota. Non solo è rossa, in casi del genere, ma si verifica così in alto nella nostra atmosfera da poter essere vista anche a latitudini più basse, come in Italia ad esempio.

Non tutti i bagliori rossi erano un’aurora boreale

Alcuni esperti hanno spiegato come alcuni dei bagliori rossi ammirati in cielo in Italia domenica 5 novembre erano tutt’altro. Non si trattava di un’aurora boreale, o almeno non del tutto. Svariati lampi dal colore così caratteristico sarebbero stati frutto di un fenomeno ben differente, descritto per la prima volta soltanto negli anni Cinquanta: il SAR.

L’attenta analisi delle immagini ha spinto alcuni accademici, come il professor Jeff Baumgardner del Centro per la Fisica Spaziale dell’Università di Boston, a precisare una cosa. SAR è un acronimo e sta per Archi rossi aurorali stabili. Se le aurore sono manifestazioni frutto dell’interazione delle particelle in precedenza spiegate, i SAR sono un segno di energia termica che si disperde nell’atmosfera superiore del sistema di correnti ad anello del nostro pianeta.

Il nostro occhio non è così sensibile a queste lunghezze d’onda, il che spiega come spesso non si riesca a cogliere il tutto a occhio nudo. Differente invece il risultato per le fotocamere. Ecco le parole del professor Baumgardner: “Si è trattato di un evento globale. Le nostre telecamere hanno registrato l’attività SAR dall’Italia alla Nuova Zelanda. La corrente ad anello è stata alimentata per ore dalla tempesta geomagnetica, con l’energia che si è dissipata in questi archi SAR”.

Emergenza climatica

Le opinioni sono però contrastanti in merito e alcuni esperti parlano liberamente e serenamente di aurora boreale. È il caso del professor Paolo De Bernardis, astrofisico ordinario di Astrofisica presso il Dipartimento di Fisica dell’Università Sapienza di Roma. Intervistato da Fanpage, si è soffermato su un aspetto molto importante, ovvero l’eventuale punto di connessione tra l’aurora boreale ammirata anche dall’Italia e il cambiamento climatico. È uno spettacolo provocato dalla mano dell’uomo?

Il professore ha spiegato come sia un evento raro ma non tale da preoccupare. Si tratta di iniezioni di massa coronale del Sole. Qualcosa che accade spesso in procinto del massimo ciclo solare. Il Sole ha cicli di attività di 11 anni e il massimo d’attività è atteso per il 2025. Ciò vuol dire che ora è un po’ meno tranquillo del solito. Ci sono più macchie e i campi magnetici sono intensi. Il tutto arricchito da frequenti espulsioni di massa.

La bolla di particelle cariche indirizzata verso la Terra ha interagito con il nostro campo magnetico, modificandolo. Tutto ciò può generare disturbi alle reti elettriche e alle comunicazioni, generando inoltre splendide aurore. E i cambiamenti climatici? “Non c’entrano nulla. Se c’è un legame, è dovuto al fatto che il clima sulla Terra dipende un minimo anche dall’attività del Sole. La maggior parte del cambiamento climatico che sopportiamo, però, non è dovuto al Sole ma all’uomo”.

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