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ChatGPT ha i giorni contati in Italia

Il Garante Privacy italiano non fa neanche un passo indietro: OpenAI adegui in fretta ChatGPT alla normativa GDPR, oppure continuerà il blocco del servizio e arriveranno le multe

Dopo il blocco del servizio in tutta Italia, ordinato a fine marzo dal Garante Privacy, e dopo l’incontro tra OpenAI e il Garante, che si è svolto il 5 aprile, ora arrivano le condizioni ufficiali dettate a OpenAI dal Garante per la protezione dei dati personali per rendere nuovamente disponibile ChatGPT nel nostro Paese. E non sono condizioni da poco, anzi: OpenAI dovrà essere molto più trasparente, subito, e impedire l’accesso agli utenti più giovani, entro pochi mesi.

ChatGPT: le condizioni per il ritorno

Affinché ChatGPT sia “sbloccato” in Italia, OpenAI ha tempo fino al 30 aprile per mettersi in regola: se entro quel giorno l’azienda non avrà ottemperato a tutte le richieste del Garante, infatti, non solo ChatGPT non sarà autorizzato in Italia, ma l’autorità procederà a comminare a OpenAI pesanti multe per la violazione della normativa sulla privacy.

Le condizioni sono chiare: sul sito di ChatGPT dovrà essere pubblicata un’informativa privacy chiara, facile da leggere e “in una posizione che ne consenta la lettura prima di procedere all’eventuale registrazione al servizio“.

Chi si è già registrato nelle settimane scorse, dovrà per forza visualizzare la nuova informativa non appena ChatGPT sarà di nuovo utilizzabile.

OpenAI dovrà inoltre modificare la base giuridica del trattamento dati: non più un contratto, bensì il consenso o il legittimo interesse. Questo è un cavillo da avvocati, ma è fondamentale perché senza questo cambiamento OpenAI può fare praticamente ciò che vuole con i dati degli utenti.

Altra richiesta molto importante: gli utenti, anche quelli non registrati, devono poter chiedere facilmente “la rettifica dei dati personali che li riguardano generati in modo inesatto dal servizio o la cancellazione degli stessi“.

Questo è fondamentale perché ChatGPT spesso sbaglia: mettendo insieme fonti non verificate può dare all’utente informazioni anche totalmente errate su persone, aziende, luoghi, eventi storici etc etc…

ChatGPT: la questione minori

C’è poi un secondo motivo, oltre a quello della privacy, che ha spinto il Garante italiano a bloccare ChatGPT: al momento non effettua alcun controllo sull’età dei suoi utenti. Il sito, infatti, si limita a concedere l’accesso tramite autenticazione Microsoft o Google.

Ora, però, l’Autorità ha ordinato a OpenAI di inviarle entro il 31 maggioun piano di azione che preveda, al più tardi entro il 30 settembre 2023, l’implementazione di un sistema di age verification, in grado di escludere l’accesso agli utenti infratredicenni e ai minorenni per i quali manchi il consenso dei genitori“.

ChatGPT vietato ai minori di 13 anni, quindi, e in generale ai minorenni senza consenso dei genitori. Vedremo come OpenAI vorrà implementare questa clausola, ma nella pratica il nuovo sistema di verifica dell’età arriverà a fine settembre.

ChatGPT: l’informazione sui media

Ultima richiesta del Garante Privacy a OpenAI: una campagna di comunicazione su TV, Radio, giornali e Web per spiegare agli italiani come l’azienda usa i loro dati per addestrare gli algoritmi che stanno dietro ChatGPT.

Anche questo è molto importante, perché la sessione tipica di utilizzo di ChatGPT prevede domande successive, con le quali l’utente affina le sue richieste fino a quando il chatbot non risponde in modo esaustivo.

Il Garante, giustamente, si chiede che fine fanno tutte quelle richieste fatte all’algoritmo prima di raggiungere la risposta finale: vengono utilizzate per addestrare ancora gli algoritmi? Vengono salvate su qualche server? E, soprattutto, dove si trovano questi server?