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Digitale terrestre: che sta succedendo alle TV locali

Le TV locali alzano la voce per lanciare l'allarme: con il taglio delle frequenze molte di loro potrebbero chiudere, mettendo a rischio la libertà di informazione

Sono 500 le emittenti locali italiane che rischiano di chiudere a causa dello switch off al nuovo Digitale Terrestre di seconda generazione DVB-T2. Di queste, 80 sono siciliane e hanno scritto al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e a quello del Consiglio Mario Draghi, nella speranza di ottenere un rinvio dell’entrata in funzione del nuovo standard televisivo.

Il problema più urgente è il "refarming" delle frequenze, un processo che vi abbiamo più volte raccontato e che consiste nell’obbligo per le TV di liberare le frequenze usate da anni, perché lo Stato ha venduto quelle frequenze agli operatori telefonici che le useranno per il 5G. Ci saranno meno frequenze per le stesse emittenti, quindi, e il problema sarà in parte risolto con il passaggio al nuovo codec MPEG-4, più efficiente rispetto all’attuale MPEG-2. Per farla semplice: nello stesso numero di frequenze si riescono a trasmettere più canali. Ma non basta, perché alcune emittenti restano comunque fuori e tutte le altre, comunque, dovranno affrontare costi di aggiornamento delle attrezzature che non sempre possono permettersi.

La lettera delle TV a Mattarella

Nella lettera inviata dalle TV siciliane al Presidente della Repubblica e a quello del Consiglio Giuseppe Bianca, Direttore Responsabile di Video 66 Siracusa, spiega: "Cinquecento emittenti televisive private italiane di cui 80 siciliane rischiano di chiudere […] Diverse sono le soluzioni che potrebbero essere prese in considerazione tra queste la proroga delle attuali concessioni e la contestuale predisposizione di un nuovo bando da parte dell’Agcom per implementare lo spazio della banda".

Secondo gli editori, poi, la chiusura delle emittenti locali oltre a comportare la perdita di posti di lavoro comporterebbe un danno per la libertà di informazione. Di certo, questo è innegabile, ridurrebbe il numero delle voci in campo.

Il progresso tecnologico, insomma, avrebbe pesanti ripercussioni sulla vita sociale di tante comunità locali. Una questione non da poco, che ha spinto il Presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, a chiedere addirittura il rinvio dello switch off di almeno un anno.

L’opzione HbbTV

Una possibile soluzione per salvare capra e cavoli ci sarebbe e si chiama Hybrid Broadcast Broadband TV, cioè HbbTV. In molti avranno visto questa sigla sulla scatola della propria Smart TV, perché la quasi totalità delle TV connesse vendute negli ultimi anni è compatibile con questa tecnologia.

Si tratta della cosiddetta "TV ibrida", in parte trasmessa via radio (come oggi) e in parte via Internet. Già oggi molte emittenti nazionali hanno dei contenuti extra trasmessi in HbbTV e questa tecnologia potrebbe essere usata per trasmettere le TV locali escluse dalle frequenze a causa del refarming.

Il problema, però, è che in tal caso solo chi ha una TV recente e connessa ad Internet (e con una buona connessione) potrebbe vedere le emittenti locali trasmesse in HbbTV. Ma una buona parte del pubblico di queste TV è composto da persone anziane, ben poco connesse e ancor meno pronte a cambiare le proprie abitudini.

Le difficoltà iniziali di un colosso come DAZN, poi, dimostrano che quando si parla di TV in streaming tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare.

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