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jack dorsey twitter Fonte foto: Frederic Legrand - COMEO / Shutterstock
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Il capo di Twitter si è dimesso, per 3 motivi (+1)

Un addio difficile ma giusto: ecco quali sono le ragioni che hanno spinto Jack Dorsey, Ceo di Twitter, a lasciare il ruolo più importante all’interno del social network

È tempo di saluti all’interno del quartier generale di Twitter. A rassegnare le dimissioni e lasciare la sua poltrona, solamente poche ore fa, è stato il CEO dell’azienda, Jack Dorsey, da 16 anni al timone dell’azienda. Quali sono stati i motivi che hanno spinto il numero 1 della piattaforma dei cinguettii a dire addio?

Già da qualche giorno le voci sul possibile abbandono di Dorsey si rincorrevano sul web e fuori; la conferma, però, è giunta dal diretto interessato attraverso un tweet pubblicato sul proprio profilo sul social. Dopo un lunghissimo periodo da massima carica del social network, fondato nel 2006 insieme a Noah Glass, Biz Stone ed Evan Williams, Dorsey ha deciso di lasciare in favore di Parag Agrawal, Chief Technology Officer della società. All’ex CEO resta il posto al tavolo del Consiglio di Amministrazione, almeno fino all’incontro con gli azionisti previsto per il 2022 quando abbandonerà anche l’altra carica da lui ricoperta.

Twitter, perché Jack Dorsey ha detto addio?

Secondo le prime dichiarazioni, Dorsey non avrebbe lasciato il posto da CEO per problematiche interne con l’azienda. Anzi, sotto la sua guida Twitter ha raggiunto molti dei traguardi in programma, a partire da quelli economici. Come confermato dallo stesso ex capo, dietro alla decisione ci sarebbe principalmente una forte volontà di affrontare nuove sfide al di fuori dell’azienda.

Nel messaggio, l’ex Ceo ha sottolineato la sua contrarietà nel vedere al posto di comando uno dei co-fondatori dell’azienda. Si tratterebbe di una scelta estremamente limitante, quasi una ricetta capace di portare dritta verso il fallimento. Il cambio alla guida, invece, rappresenterebbe la scelta giusta per dare nuova linfa vitale, per tre motivi fondamentali.

Il primo motivo sarebbe proprio da cercare nella persona che sta per salire sul gradino più alto di Twitter: Agrawal, come confermato nella lettera mostrata nel tweet di saluti dell’ormai ex numero 1, avrebbe contribuito alle principali scelte che hanno condizionato il percorso di Twitter. Una persona curiosa, creativa e razionale, in grado di ricoprire il ruolo in maniera eccellente per Dorsey.

A questo, poi, si aggiunge il secondo motivo: la presenza di Bret Taylor nel consiglio di amministrazione. Il suo sarebbe un ruolo chiave all’interno del gruppo: non solo il co-creatore di Google Maps e Friendfeed sarebbe dotato di grandi capacità imprenditoriali, ma – ha ricordato Dorsey – si tratterebbe soprattutto di un ingegnere con una visione nettamente più illuminata rispetto ad altri membri del tavolo sugli aspetti di stampo prettamente tecnologico.

Terzo motivo: gli utenti. Per Dorsey, la terza ragione sarebbe proprio l’enorme pubblico di iscritti che potrà solo beneficiare delle decisioni che, in futuro, passeranno al vaglio di Agrawal e Taylor. Una motivazione decisamente sentimentale, ma comprensibile visto lo stretto legame che c’è tra l’azienda e uno dei suoi genitori che ha saputo portarla al successo che oggi la contraddistingue.

Infine, dietro l’addio di Dorsey c’è anche un quarto motivo, non detto: l’ex CEO di Twitter si vuole concentrare su un’altra sua azienda, cioè Square Inc. Square realizza soluzioni software e hardware per i pagamenti digitali tramite dispositivi mobili, un settore che durante i mesi più duri della pandemia è diventato ancor più strategico per l’economia globale e che non potrà che crescere ulteriormente nei prossimi anni. Dorsey ha puntellato Twitter piazzando nei posti chiave i suoi fedelissimi, ora ha più tempo per far crescere Square.

Twitter, un successo in continua crescita

Di certo, bissare il successo di Dorsey sarà difficile. Gli ultimi dati economici di Twitter parlano chiaro: il secondo quarto del 2021 ha fatto raggiungere una crescita economica del 74% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, passando da 683 milioni a 1,19 miliardi di dollari in un periodo in cui molte aziende hanno dovuto fare i conti con le difficoltà legate alla pandemia. Senza parlare della pubblicità: 87% di incremento dei guadagni in un anno, tra il 2020 e il 2021.

Quali saranno i numeri di Agrawal? Ovviamente è presto per fare i conti in tasca al nuovo Ceo, ma le basi per il successo ci sono già tutti, visto che gli obiettivi per i prossimi due anni sono già noti e già si lavora per raggiungerli. Di certo la strada è lunga ma, con il supporto di Dorsey anche se da una posizione più defilata, nessun traguardo sarà impossibile per la piattaforma dei cinguettii.

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