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Dallo Spazio nuove immagini Webb della Nebulosa "Testa di Cavallo": dettagli mai visti prima

Il telescopio James Webb ha analizzato nel dettaglio, per la prima volta con tale qualità, la nebulosa Testa di Cavallo: risultati straordinari

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Nebulosa Testa di Cavallo Fonte foto: @europeanspaceagency , @esawebb , @nasa , @canadianspaceagency , K. Misselt (University of Arizona) and Abergel (IAS/University Paris-Saclay, CNRS)

La nebulosa Testa di Cavallo è uno degli oggetti celesti più conosciuti. Si trova a 1300 anni luce, nella costellazione di Orione. Costituita da onde di polvere e gas, materiale in collasso che brilla grazie all’illuminazione della stella calda vicina. Una regione a dir poco celebre, considerando come venga fotografata costantemente, sia dai telescopi a Terra (e nello spazio) che dagli amatori.

Le immagini del telescopio Webb

Di una nebulosa tanto fotografata è comprensibilmente difficile riuscire a ottenere immagini inedite. È quanto è riuscito a fare il telescopio spaziale James Webb, che ha catturato immagini a infrarossi. Le più nitide mai realizzate della nebulosa Testa di Cavallo, fino a oggi.

Webb si è concentrato sul bordo illuminato della parte superiore della struttura di polvere e gas. In questo modo gli scienziati sono riusciti a ottenere immagini inedite, che hanno evidenziato caratteristiche mai apprezzate in precedenza, almeno con un tale livello di dettaglio.

La nebulosa Testa di Cavallo

Quando si parla di Testa di Cavallo, si fa riferimento a una regione di fotodissociazione. Di fatto la luce che proviene dalle stelle più giovane, ultravioletta, genera un’area di gas principalmente neutro, nel cuore del gas totalmente ionizzato che circonda tanto le nubi in cui nascono quanto le stelle massicce.

Una reazione che va a influenzare in maniera netta la chimica del gas di tali regioni. Si trasforma così in una fonte di calore primaria. Un processo che si concretizza laddove il gas interstellare è tanto denso da restare neutro. Al tempo stesso, però, non è abbastanza denso da impedire che la luce ultravioletta lontana delle stelle massicce possa penetrare.

La luce emessa all’interno della regione di fotodissociazione garantisce uno strumento chiave per studiare processi chimici e fisici, che sono alla guida dell’evoluzione della materia interstellare. Dalla formazione delle prime stelle fino ai giorni nostri.

La nebulosa Testa di Cavallo rappresenta per gli scienziati un target chiave per lo studio della struttura nelle regioni di fotodissociazione. Al tempo stesso permette di analizzare l’evoluzione di quelle che sono le caratteristiche chimiche della polvere e del gas in tali ambienti.

I dettagli di Webb

Il telescopio spaziale James Webb garantisce sempre risultati eccellenti, grazie agli strumenti MIRI (Mid InfraRed Instrument) e NIRCam (Near InfraRed Camera). I ricercatori sono riusciti a rivelare strutture della Testa di Cavallo sulla scala del bordo illuminato.

Procedendo in quest’analisi, sono riusciti a rilevare una rete di strutture striate, che si estendono in maniera perpendicolare alla regione di fotodissociazione. Al loro interno, inoltre, vi sono particelle di gas ionizzato e polvere.

L’elevato livello di dettaglio garantito dal telescopio ha permesso, inoltre, lo studio degli effetti dell’emissione della polvere e dell’attenuazione della stessa. Tutto ciò ha generato una comprensione della forma multidimensionale della nebulosa.

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