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Lo SPID diventa a pagamento? Cosa sta succedendo

Altro pessimo segnale per il futuro dello SPID: uno dei principali fornitori italiani di identità digitali ha iniziato a chiedere agli utenti denaro per il rinnovo

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entra con spid Fonte foto: AgID

Prepariamoci a dire addio allo SPID, i, favore della Carta d’Identità Elettronica: i segnali di una prossima chiusura del Sistema Pubblico di Identità Digitale aumentano di giorno in giorno e, d’altronde, non potrebbe andare diversamente visto che il Governo ha dichiarato apertamente che vuole un solo sistema di identità digitale (la CIE).

SPID Aruba diventa a pagamento

La novità di questi giorni proviene da Aruba, uno dei principali provider di identità digitali in Italia, che ha deciso di non offrire più gratuitamente il suo SPID: chi ne ha già uno, infatti, lo dovrà rinnovare ogni anno al costo di 5,98 euro (4,90 + IVA). Il primo rinnovo, e il primo pagamento, sono previsti per maggio 2025.

Questo cambiamento dei termini è stato comunicato a tutti gli utenti dello SPID Aruba, via email, e anche al resto del pubblico, tramite il sito Web dell’azienda fiorentina.

SPID: anche Poste lo fa pagare

Ben prima di Aruba, a far pagare (seppur indirettamente) lo SPID ci aveva pensato Poste Italiane. Nel 2021, infatti, Poste aveva reso a pagamento non tanto lo SPID vero e proprio, quanto il riconoscimento del cittadino allo sportello in ufficio postale.

Considerando che, all’epoca, era proprio questo il metodo di riconoscimento più scelto da chi faceva lo SPID la scelta di Poste si era trasformata in una sorta di contributo una tantum per l’identità digitale.

SPID ha i giorni contati

Più volte negli ultimi due anni il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’innovazione tecnologica Alessio Butti ha dichiarato, anche in Parlamento, che lo SPID era un costoso duplicato della CIE e che la Carta d’Identità Elettronica era da preferire perché l’intero sistema CIE è in mano allo Stato, mentre lo SPID è gestito dai privati.

Privati che, fino a pochi mesi fa, hanno ricevuto contributi pubblici per sostenere i costi di questo sistema ma che, in futuro, non li riceveranno più perché le convenzioni con il Ministero dell’Interno sono scadute e non saranno rinnovate.

Ma non solo: non è previsto che lo SPID entri a far parte del sistema IT-Wallet, mentre la CIE sì, e a primavera di quest’anno dovrebbe partire la sperimentazione di EUDI Wallet (la versione UE di IT-Walle). In EUDI Wallet certamente non saranno contemplati sistemi di identificazione privati dei singoli stati, motivo per cui possiamo ragionevolmente dire che lo SPID ha i giorni contati. E ne restano pochi.

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