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SCIENZA

Sappiamo quanta vita resta alla Terra grazie all'orologio del giudizio universale

Le lancette dell'Orologio del Giudizio universale sono state spostate: ecco quanto manca, ad oggi, all'Apocalisse irreversibile sulla Terra

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Uno dei concetti più allarmanti e, al tempo stesso, intriganti dell’epoca moderna e contemporanea è il Doomsday Clock, per dirla all’inglese. In italiano parliamo di Orologio del Giudizio universale, o Orologio dell’Apocalisse. Un’espressione che fa subito sentire tutto il peso della disastrosa gravità del tema trattato.

Si tratta di un orologio simbolico, sia chiaro, utile a tenere il polso della situazione globale. Di fatto evidenzia il tempo mancante, idealmente, alla fine del mondo. La mezzanotte, infatti, rappresenterebbe l’Apocalisse in corso sul nostro pianeta. Siamo spesso stati a un passo dall’autodistruzione, ma vediamo nel 2024 qual è la situazione delle lancette.

L’Orologio del Giudizio universale

Nel 2024 è stato resettato l’Orologio del Giudizio universale. Lo scorso 24 gennaio si era scelto di spostarlo in avanti, raggiungendo quota 90 secondi alla mezzanotte. A un passo dalla catastrofe globale, dunque. Oggi invece il Doomsday Clock segna le 23 e 58 minuti. Non c’è da tirare un sospiro di sollievo troppo profondo, certo, ma sono quasi rassicuranti quei 30 secondi aggiunti.

La CEO del Bulletin of the Atomic Scientists, Rachel Bronson, si è così espressa in merito: “A novembre si riunisce il consiglio, confrontandosi con le sfide che dobbiamo fronteggiare. Ci chiediamo se l’umanità sia più sicura o se corra un rischio maggiore rispetto a quella che è l’impostazione ultima dell’orologio. Le questioni sul tavolo sono molteplici. Gli incroci attuali tengono conto della guerra in Ucraina, così come del conflitto in corso tra Israele e Gaza. La crisi climatica e l’intelligenza artificiale hanno un peso, così come la proliferazione delle armi nucleari e le minacce biologiche”.

Il fragile equilibrio del Doomsday Clock

Come lasciato intendere, la gestione dell’Orologio del Giudizio universale è affidata a un’associazione no-profit, composta da scienziati ed esperti di politica. Si tratta della Bulletin of the Atomic Scientists (BAS).

Come spesso accaduto nel corso della storia recente del mondo, siamo molto vicini alla mezzanotte, che indicherebbe un disastro dal quale non si sarebbe più capaci di tornare indietro. Per quanto la comunità scientifica sia concorde nel dire che alcuni impatti dei cambiamenti climatici siano ormai irreversibili (salvo un processo di estinzione di massa che lascerà la Terra sola e in grado di guarirsi), la mezzanotte non è ancora scoccata.

Considerando i tempi necessari per la distruzione della natura che ci circonda, si offre maggior attenzione alle questioni politiche. In un solo gesto si potrebbe dare il via a una guerra nucleare, di fatto, che avrebbe un impatto devastante immediato, mettendo a repentaglio fin da subito la sopravvivenza dell’intera specie.

Cosa pesa, dunque, sulle lancette? “Su tutte le questioni in corso c’è qualche progresso. Si va dalla diplomazia nucleare tra Stati Uniti e Cina agli investimenti record nel settore delle energie rinnovabili. Parliamo poi dei quadri politici emergenti in merito a tecnologie come la ricerca biologica e l’IA”. Queste le parole di Bronson, che ha però specificato come nessuno di questi avanzamenti si stia svolgendo abbastanza velocemente da influenzare in maniera enorme le lancette.

Il Doomsday Clock è stato creato nel 1947 da un gruppo di scienziati legati al Manhattan Project. La loro guida era Albert Einstein. In questi quasi 80 anni ha modificato il proprio orario soltanto 25 volte.

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