Libero
SCIENZA

Questo strano oggetto interstellare si muove nello spazio: da dove proviene?

Dopo anni di studi e osservazioni, gli scienziati hanno risolto il mistero di Oumuamua: questo misterioso oggetto extraterrestre è ufficialmente il primo asteroide interstellare classificato come tale. Ecco cosa sappiamo

Caterina Damiano Giornalista & Seo Copywriter

Indagatrice dei motori di ricerca, copywriter e giornalista per passione. Sono un presunto personaggio immaginario, vivo scrivendo e scrivo per vivere.

Fino a quando non troverà vita al di fuori del pianeta Terra l’uomo non si darà pace, è poco ma sicuro. Tuttavia, non è ancora arrivato quel giorno e, ancora una volta, coloro che facevano il tifo per gli extraterrestri dovranno rimanere delusi. Sì, perché dopo diversi anni di studi gli scienziati hanno finalmente spiegato il comportamento di Oumuamua, strano oggetto non identificato che si muove nello spazio.

E no, non si tratta di una navicella spaziale aliena, come molti avevano ipotizzato. A sfrecciare attraverso il nostro sistema solare è “solo” il primo asteroide interstellare ufficialmente riconosciuto e solo oggi sappiamo, più o meno, da dove proviene e quanto è stato (e sarà ancora) lungo il suo viaggio.

Il primo avvistamento di Oumuamua

Ma, come sempre, andiamo per ordine. La presenza di Oumuamua nel nostro Sistema Solare non è una novità assoluta: lo strano oggetto spaziale, infatti, è stato avvistato per la prima volta il 18 ottobre 2017 da Rob Weryk. Lo scienziato era impegnato a esplorare il cielo dal Panoramic Survey Telescope & Rapid Response System, osservatorio spaziale all’avanguardia dell’United States Air Force situato nelle Hawaii.

Weryk ha subito capito che quello che stava osservando era davvero insolito. Il suo aspetto, piatto e allungato, ricordava proprio una navicella spaziale, eppure era un corpo roccioso, del tutto simile a quello di un asteroide. Qui, però, è partito il cortocircuito: non poteva trattarsi di un asteroide, perché parte delle sue caratteristiche ricordavano quelle di una cometa. Dopo molteplici osservazioni, Weryk e la comunità scientifica hanno capito che non era né l’uno né l’altro e, soprattutto, che non apparteneva al nostro sistema solare. Per questo, l’asteroide è stato chiamato Oumuamua, che in hawaiano significa “il messaggero da lontano che arriva per primo“.

Gli studi su Oumuamua

L’interesse nei confronti dello strano asteroide è cresciuto esponenzialmente e sì, persino alcuni membri della comunità scientifica avevano cominciato a parlare di alieni. Un’ipotesi che è stata presto scartata: dopo quattro mesi di osservazione intensiva, la comunità scientifica si è trovata d’accordo nel creare ad hoc la categoria di oggetto interstellare, che racchiuderà (finora Oumuamua è il primo e unico) tutti i corpi celesti che “galleggiano” nel materiale rarefatto costituito da gas e polvere che si trova tra le stelle all’interno di una galassia.

Gli oggetti interstellari (e dunque anche Oumuamua) non sono legati gravitazionalmente ad alcuna stella e vengono da lontano, transitando nel Sistema Solare per puro caso. In effetti, l’orbita di Oumuamua, accuratamente analizzata da astronomi e astrofisici, fa capire che l’asteroide interstellare ha fatto un lunghissimo viaggio, spinto probabilmente da una serie di interazioni interplanetarie risalenti al primissimo periodo di vita del nostro Universo.

A quei tempi, infatti, gas, polveri e detriti interagivano tra loro in modo chimicamente e fisicamente complesso e il connubio di elementi che Oumuamua ha incontrato lungo il cammino sarebbero proprio ciò che gli dà la spinta e che lo porta (e ancora per tanto tempo lo porterà) a muoversi nello spazio: «Oumuamua è un precedente fondamentale per l’astrochimica – ha detto la dottoressa Jennifer Bergner, autrice dei più recenti studi sull’asteroide – perché la sua accelerazione è dovuta a proprietà chimiche insolite. La sua presenza e i suoi movimenti ci confermano che potremmo essere “visitati” da molti altri detriti provenienti da sistemi extrasolari».

Gli oggetti interstellari e lo spazio

Dopo le recenti scoperte, diversi osservatori (come il James Webb Telescope) sono stati preposti all’osservazione e all’individuazione di oggetti interstellari nel nostro spazio. Secondo la Bergner, questa tipologia di oggetti potrebbe farci capire cosa succede nei sistemi planetari oltre il nostro e cosa ha portato alla formazione di particolari esopianeti e di specifiche esocomete.

Non sarà, dunque, la navicella spaziale che molti attendevano, ma Oumuamua sta sicuramente cambiando la storia: grazie al suo transito nel nostro cielo oggi siamo in grado di gettare lo sguardo un po’ più in là rispetto ai nostri confini.