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Overshoot Day, superato il limite: cosa vuol dire e cosa rischiamo ora

Earth Overshoot Day: si chiama in questa maniera la data identificata come quella in cui termina qualsiasi risorsa disponibile

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Diversamente da quanto cantavano Jim Morrison e i Doors nel lontano 1967, c’è una fine che non può certo essere considerata “amica”. Ci si sta riferendo alla data del 2 agosto, appena trascorsa e caratterizzata da un evento che non va affatto sottovalutato. Si tratta del cosiddetto Earth Overshoot Day, un fenomeno che non riceve la ribalta che meriterebbe.

Con questo termine si identifica infatti il momento dell’anno in cui ogni risorsa presente e disponibile sul pianeta finisce in maniera definitiva. Tra consumi e sprechi, tutto questo è avvenuto appunto due giorni fa, quindi nel 2023 sono stati necessari poco più di sette mesi perché accadesse. Che cosa significa in termini pratici?

I vari cambiamenti dell’Earth Overshoot Day

L’Earth Overshoot Day non fa differenze in quanto alla fine delle risorse terrestri. L’elenco comprende quelle consumate a tutti gli effetti, quelle che sono state bruciate e persino dilapidate. Il cambiamento rispetto al passato è sotto gli occhi di tutti. Va sottolineato, infatti, come la giornata in questione sia caduta molto più in là nel tempo nel 1973: il termine, mezzo secolo fa, arrivò esattamente il 3 dicembre, come a dire che le risorse rimasero disponibili per quasi tutti i mesi dell’anno. Nel 2022, invece, il giorno indicato è stato il 28 luglio. Qualcosa di simile all’anno attualmente in corso è avvenuto nel 2013, con il 3 agosto come data spartiacque.

Purtroppo l’Italia contribuisce non poco a questi record non certo positivi. Il nostro paese ha sperperato tutte le risorse possibili già il 15 maggio scorso, dunque l’Earth Overshoot Day è stato fin troppo anticipato. In termini pratici, questa data significa che si avrebbe bisogno di quasi tre pianeti come la Terra per venire incontro a ogni esigenza. Se invece si vivesse come avviene negli Stati Uniti, avremmo bisogno di ben cinque Terre. Il WWF ha fatto sapere come la media in questo caso sia di poco inferiore ai due pianeti, un numero destinato a crescere entro la fine degli anni Venti di questo secolo.

Earth Overshoot Day: si può cambiare

In realtà il rimedio per correggere la rotta esiste ed è stato citato più volte e soprattutto da più parti. La tutela ambientale, il maggiore sfruttamento delle energie “green” e rinnovabili e la cosiddetta economia circolare (un modello di produzione e consumo che implica condivisione, prestito, riutilizzo, riparazione, ricondizionamento) sono fondamentali in una situazione del genere. C’è però un dettaglio di non poco conto, vale a dire che lo spostamento in avanti dell’Earth Overshoot Day richiede uno sforzo a dir poco impegnativo.

Tutto passa dalla riduzione delle famigerate emissioni di gas serra. L’obiettivo entro il 2030 è quello di registrare un calo di 43 punti percentuali, ma per riuscirci l’Earth Overshoot Day dovrebbe ritardare di 19 giorni l’anno rispetto a quello attuale per un totale di sette anni complessivi. Lo stesso WWF e molte altre associazioni credono che anche semplicemente rivoluzionando i moderni sistemi alimentari, questa situazione possa essere invertita. In particolare si dovrebbe incidere sul consumo planetario della carne, da rimpiazzare con cibi di origine vegetale per ridimensionare finalmente il debito che abbiamo nei confronti della Terra.

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