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Sappiamo quando si chiuderà il buco dell'ozono: la data stimata

Il buco dell'ozono sta finalmente per chiudersi: l'annuncio è arrivato a distanza di ben 36 anni da quando fu lanciato l'allarme ambientale

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La chiusura del buco dell'ozono Fonte foto: 123RF

Tra gli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso se ne parlava quasi quotidianamente, poi il fenomeno è passato in secondo piano. Il buco dell’ozono ha fatto preoccupare in più di una occasione per le sorti ambientali del pianeta, ma ora sembra che la situazione sia destinata a migliorare nel giro di qualche decennio.

Secondo il rapporto “Scientific Assessment of Ozone Depletion: 2022” dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale, la chiusura è destinata a completarsi entro la metà di questo secolo, dunque nel 2050 più o meno. Che cosa è successo per far tornare tutti ottimisti dopo un pessimismo diffuso e soprattutto prolungato?

Buco dell’ozono e clorofluorocarburi

Quello che tutti chiamano “buco dell’ozono” non è altro che il ridimensionamento dello strato di ozono che si trova nell’atmosfera del nostro pianeta. A provocarlo è stato il rilascio dei famigerati clorofluorocarburi (semplificati spesso nella sigla CFC), composti chimici che si trovano soprattutto in alcune bombolette spray e negli impianti per la refrigerazione. Già alla fine degli anni Settanta, si notò una riduzione di questo strato pari al 5%, poi peggiorata sempre di più. Ora invece, sembra che gli accordi sul clima abbiano in qualche modo funzionato. Le nuove misurazioni hanno evidenziato un recupero incoraggiante e, dettaglio non trascurabile, in ogni angolo del globo. A fare la differenza è stata soprattutto una decisione specifica.

Il bando dei già citati clorofluorocarburi del 1987 ha permesso di ottenere i risultati sperati, tanto è vero che i livelli di ozono torneranno a quelli del 1980 già nel 2040, con le sole regioni polari che rappresenteranno l’eccezione. In queste due parti della Terra, infatti, il danno è sempre stato più ampio e ci vorrà ancora più tempo. Al Polo Nord il buco si chiuderà nel 2045, mentre al Polo Sud nel 2066. L’accordo che ha ufficializzato il bando è noto come Protocollo di Montreal, un’intesa internazionale guidata dalle Nazioni Unite, un vero e proprio successo visto quello che succederà in futuro.

L’ottimismo sul buco dell’ozono

Già qualche tempo fa l’ottimismo regnava sovrano a proposito del buco dell’ozono, ma nel rapporto dello scorso anno c’è stata una novità di non poco conto. La progressiva chiusura è stata notata in un intervallo di altitudine che è pari a 40 chilometri, nello specifico tra i 60 gradi di latitudine Nord e i 60 gradi di latitudine Sud. Tutto questo non vuol dire, però, che l’applicazione del protocollo debba essere interrotta. Non si deve abbassare la guardia neanche per un momento, come dimostrato in modo eloquente dalle misurazioni effettuate nel corso del 2018.

Cinque anni fa in Cina sono state scoperte emissioni di freon-11. Di solito viene impiegato come fluido refrigerante, ma soprattutto è uno dei gas proibiti dal protocollo stesso: il fatto che sia presente nell’atmosfera di un paese tanto grande a distanza di oltre tre decenni la dice lunga sull’impegno che ancora deve essere profuso. C’è da sottolineare, comunque, come l’allarme lanciato nel 1987 abbia avuto come conseguenza la volontà unanime dei leader mondiali di prendere una decisione comune per il bene del pianeta, una vera e propria rarità quando si approfondiscono gli eventi della storia recente.

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